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Chi non vorrebbe un calcio balilla in casa?

Chi di noi non ha mai passato pomeriggi interi giocando con gli amici a calcio balilla al bar sotto casa? Com’è possibile dimenticare il tempo speso ad affinare carambole e stop, calibrando il gioco di polso per poter mandare la pallina in buca nella porta avversaria, alla velocità della luce? Non tutti sanno che l’intramontabile gioco da bar che ha appassionato generazioni di ragazzi e non, è disponibile da qualche anno anche nella sua versione casalinga. Nonostante il grigiore dell’epoca digitale che stiamo vivendo, il buon vecchio calcio balilla si prepara a candidarsi come valida alternativa per l’intrattenimento domestico attivo, in barba a chi ci vorrebbe incollati agli schermi dei nostri dispositivi elettronici.

Andiamo dunque a valutare le prime 5 ragioni per cui non potrai non volere un calcio balilla in casa:

1. Il fattore nostalgia:

il fascino del gioco che ha appassionato generazioni; ha unito padri, figli e nipoti allo stesso tavolo, nei momenti spensierati del nostro vissuto quotidiano,

2. Il fattore salute:

in un mondo monopolizzato da smartphone, tablet, laptop, riuscire a far distogliere gli occhi dei più piccoli da uno schermo luminoso sembra una missione impossibile. Il calcio balilla è senza dubbio un’ alternativa salutare per i ragazzi, aiuta a sviluppare i riflessi e la coordinazione, stimolando lo spirito di squadra e una sana competitività,

3. Il richiamo vintage:

il calcio balilla non è mai passato di moda, il suo appeal inevitabilmente vintage non passerà inosservato anche tra i tuoi ospiti più compassati. Molto probabilmente non riusciranno a frenare l’impulso di farsi una partitina, “come quando si era ragazzi”,

4. L’economia d’esercizio:

è un passatempo poco costoso: come già accennato oltre agli indistruttibili tavoli da bar esistono infatti le versioni realizzate appositamente per l’uso domestico, molto più economiche ma non meno resistenti,

5. La versatilità

è una struttura versatile, può essere collocata in salotto, in terrazza, in giardino, nell’appartamento di città o la casa di villeggiatura. Esistono anche modelli progettati appositamente per esterni, in grado di resistere alle intemperie, o anche con piedi reclinabili per occupare meno spazio quando vengono riposti,

Altri 5 motivi, se già  non ti fossero bastati i precedenti:

6. Il fattore figaggine

ti farà sembrare figo agli occhi dei tuoi figli: preferiranno un papà arenato svogliatamente sul divano o uno che nel tempo libero li sfidi ad entusiasmanti partite?

7. Il fattore figaggine (bis)

ti farà sembrare figo agli occhi dei tuoi amici: sarai “l’amico con il calcio balilla” e diventerai un punto di riferimento attorno al quale organizzare serate in compagnia tra snacks, qualche drink e tanta allegria. Qualcuno ha detto torneo?

8. La semplicità

Non ha regole particolarmente difficili, e potrai facilmente scegliere tra le tre specialità italiane, Tradizionale, Volo, Speedball, oppure giocare all’internazionale, sfruttando i passaggi sulla stessa linea. Una sola è la regola che accomuna tutti gli stili: “Non si frulla”, ossia non si può fare girare l’asta su se stessa di 360°,

9. Il livello di sfida crescente

Napoletana, Cinese, Cavalluccio, Mattonella, Frusta, Gancio sardo. Ma anche Flash, Spondina, Doppietta rovesciata, Finta di corpo, Strappata, Veronica. Incuriosito da questi nomi? Sappi che sono soltanto alcune dei colpi tipici del gioco all’italiana. Riuscire a padroneggiarne le tecniche sembra una sfida abbastanza ardua anche per i più giocatori più abili,

10. Possibilità di carriera

potresti anche diventare bravo e gareggiare per coppe e medaglie. Esiste infatti una Federazione Internazionale di Calcio da Tavolo che si occupa della promozione globale di questo sport e organizza la World Cup, alla quale partecipano le 50 nazioni affiliate, con cadenza annuale.

Cosa aspetti ancora? Non hai voglia di farvi una bella partita? Clicca qui per visionare tutti i modelli di calcio balilla Garlando, azienda leader mondiale del settore, e mi raccomando, non “frullare”!

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Saper scegliere i migliori canestri da basket portatili per divertirti in famiglia non è sempre facile. Leggi questo articolo per sapere cosa comprare

In questo articolo troverai utili dritte per scegliere un modello tra i migliori canestri da basket portatili, di quelli che puoi spostare liberamente dove e quando vuoi, in diversi punti del giardino, al parco o in qualsiasi altro posto.

Se ami il basket e ti piacerebbe non avere limiti nel potervi giocare, continua a leggere questo articolo: ne rimarrai piacevolmente soddisfatto.

I motivi per cui pensare a un canestro da basket portatile

Fatti, prima di tutto, delle domande:

  • canestro fisso o mobile?
  • Quali sono i vantaggi di entrambi?
  • Con un canestro mobile posso tentare delle schiacciate o è adatto solo ai tiri da lontano?

Il miglior vantaggio nella scelta tra i migliori canestri da basket portatili è, ovviamente, il fatto che puoi portarlo ovunque tu voglia. Se, in un passato non troppo lontano, questo tipo di articoli non era ancora in grado di raggiungere chissà quale qualità, oggi ti sarà possibile trovare dei canestri mobili molto affidabili, in termini di materiali e di stabilità, tanto che alcuni di essi possono tranquillamente essere messi a paragone con dei canestri fissi.

Avere la possibilità di spostare il canestro non è solo un vantaggio che riguarda uno spazio che hai già a disposizione. Può, tuttavia, essere utile a coloro che, per qualsiasi motivo, sono abituati a cambiare spesso abitazione, quartiere o città.

Riguardo alla stabilità di un canestro mobile, e alla possibilità di effettuare delle schiacciate, sta’ tranquillo: esistono dei canestri in grado di sopportare anche questo tipo di sollecitazione. Puoi sceglierli tra modelli per bambini, per adulti o che siano adatti a entrambi.

I motivi per cui scegliere un canestro mobile

Quali sono i vantaggi di un canestro da basket mobile? Eccone alcuni:

  • non hai limiti di spazio;
  • non devi per forza usarlo all’aperto ma anche in casa;
  • puoi evitare di fissarlo sul piano di gioco (qualunque esso sia);
  • può avere le stesse qualità di un canestro fisso;
  • la sua altezza è regolabile in base ai giocatori.

Cosa tener presente, prima di acquistare un canestro mobile

È certamente utile ricercare quante più informazioni possibile sull’articolo che intendi acquistare.

Qualsiasi cosa, nella vita, ha dei vantaggi e degli svantaggi, e un canestro mobile non è esente da questa somma regola. È ovvio che anche i migliori canestri da basket portatili non avranno mai le caratteristiche di un canestro di un palazzetto dello sport, nonostante alcuni modelli vi si avvicinino.

Per avere le idee chiare, non devi risparmiarti di chiedere informazioni al tuo rivenditore di articoli sportivi di fiducia. Potrai anche visionare dei video del prodotto o recuperare informazioni utili dai siti internet ufficiali delle marche dei prodotti. Potrai comprendere il grado di vibrazione dell’anello, del tabellone o scoprire altri eventuali pregi o difetti.

Regola l’altezza

Come accennato, una delle caratteristiche fondamentali di un canestro mobile è senz’altro la possibilità di regolarne l’altezza. Lo adatterai, così, all’altezza dei giocatori (a poco più di 2 metri se bambini, anche oltre i 3 metri per gli adulti).

Non tralasciare anche il meccanismo che serve proprio alla gerolazione dell’altezza del canestro, tra cui è certamente da preferirne un tipo che permetta un facile utilizzo, anche con una sola mano.

Quali materiali vengono usati per i canestri mobili?

Anche i materiali con cui può essere prodotto un canestro mobile non sono tutti uguali. E probabilmente converrai con me, se ti dico che a volte è meglio spendere qualcosa in più, pur di poter contare su un’affidabilità molto maggiore.

I materiali usati per la realizzaizone di un canestro mobile sono soprattutto:

  • plastica;
  • acrilico;
  • policarbonato;
  • vetro temperato.

I primi sono i più a buon mercato. Ne risente certamete il rimbalzo del pallone e la sua durata nel tempo potrebbe non arrivare oltre a qualche anno. Di certo, farà al caso tuo se non hai molte pretese e ti diverti con poco.

Con l’acrilico saliamo di livello. Si comporta meglio della plastica, sia secondo il suo grado di deterioramento che per il rimbalzo che dà alla palla.

Con il policarbonato si ha una qualità ancora maggiore. E quindi anche un prezzo non può che risentirne.

Il vetro temperato è invece il miglior materiale con cui possono essere prodotti i tabelloni. Viene utilizzato addirittura nell’NBA, nei canestri più all’avanguardia che esistono al mondo.

L’anello e la struttura del canestro da basket

Il diametro regolamentare dell’anello metallico è di 47 cm. Se ami schiacciare, abbi cura di informarti se la struttura è in grado di reggere simili sollecitazioni, o potresti rischiare che ti cada addosso e, quindi, di non aver acquistato qualcosa che sia adatto alle tue aspettative. Di solito, questo tipo di modelli recano la sigla Slam o Dunk nel loro stesso nome.

Conclusioni

  • Non esiste un solo tipo di canestri da basket mobili;
  • domanda a te stesso cosa ti aspetti dal prodotto che vuoi utilizzare, informati e acquista ciò che fa per te;
  • considera i materiali con i quali sono costruiti i modelli e l’altezza che riescono a raggiungere, una volta allungati.

Sei un allenatore di calcio per bambini o hai dei figli a cui piace questo sport? Ecco come scegliere le giuste porte e miniporte da calcio

Per l’allenamento o per il gioco in un contesto diverso da un campo regolamentare, diventa importante sapere come scegliere le giuste porte e miniporte da calcio.

Tra le porte da calcio portatili esistono alcune differenze, sia nella tipologia che nel tipo di utilizzo. Grazie a questo articolo potrai avere le idee più chiare su quali siano le migliori porte da calcio per bambini. Soprattutto, ti spiegherò il motivo per cui ritengo sia meglio utilizzarle in un modo piuttosto che in un altro.

Dove è possibile utilizzare le porte da calcio per bambini?

Nel chiederti come scegliere le giuste porte e miniporte da calcio, sappi a priori che puoi usarle praticamente ovunque. Nel caso in cui avessi a disposizione un cortile esterno, potrai certamente sfruttarne lo spazio. Lo stesso vale se disponi di un prato davanti casa o di un parco nelle vicinanze. Nel caso in cui non avessi a disposizione questo tipo di spazio, è possibile scegliere dimensioni diverse di porte da calcio, che si adattino al meglio anche a uno spazio più esiguo.

Perché sono utili?

Prima di tutto, i bambini che giocano abitualmente a calcio desiderano solitamente avanzare di livello, diventare sempre più bravi. Per questo ritengo sia importante che abbiano almeno una porta da calcio a disposizione nel cortile di casa. Utilizzando questo strumento, potranno far pratica con più facilità, confrontandosi adeguatamente l’un l’altro.

Cos’è che può migliorare il gioco dei bambini?

Utilizzando mini porte da calcio, i bambini saranno in grado di svolgere una miglior pratica di gioco, non semplicemente tirando a caso su un muro o facendo delle porte con dei sassi.

Specie se sei un allenatore, saprai bene come vi siano utili espedienti, per migliorare il gioco dei tuoi allievi. Ad esempio, il posizionamento di coni in fila per terra, così che i ragazzi possano  dribblarli prima di andare in rete.

Un altro espediente è senz’altro l’allenamento ai calci di punizione, dove la porta ha un ruolo assolutamente principale. È anche possibile interporre una barriera di sagome davanti alla porta, nel tentativo di aggirarla o, comunque, di superarla. Inoltre, puoi anche sperimentare l’utilizzo di un paio di porte da calcio, una più grande e una più piccola, posizionando la seconda davanti alla prima, dando un grado di difficoltà maggiore nel centrare la più piccola.

Altro interessante tipo di allenamento potrebbe essere quello di invitare i tuoi allievi a concentrarsi sulla traversa. Un esercizio difficile, ma certamente utile a migliorare la mira.

Segnare un goal, per un bambino, può non essere qualcosa di scontato, anche davanti a una porta vuota. Con un buon allenamento, questo aspetto potrebbe certamente migliorare. E, anche qui, una buona porta da calcio potrebbe costituire un importante punto a suo favore.

Troverai eccellenti porte da calcio anche per i bambini che si esercitano da soli. Si chiamano rebounders e sono progettate in modo che, ogni volta che il tiro giunge in porta, la membrana che ne riveste l’interno rimbalzerà il pallone nuovamente verso il tiratore. Si tratta di un altro articolo estremamente efficace per aumentare le abilità di gioco, o semplicemente per divertirsi.

Per il resto, se tuo figlio ha degli amici coetanei che amano il calcio, potresti acquistare un paio di porte da calcio portatili per le sue partitelle pomeridiane – da organizzare dopo i compiti, mi raccomando! Il calcio, lo sai bene, è utile a tutti, non solo per coloro che lo prendono sul serio. È uno sport meraviglioso che porta gioia e facilita la socializzazione.

Quindi, anche se tuo figlio non si trasformerà in un giocatore da serie A, ciò non significa che devi tenerlo lontano da questo sport. Sta’ tranquillo: giocando, diventerà sano e forte con più facilità.

Un’esperienza con le porte da calcio portatili

La figlia di una persona che conosco è diventata di recente una grande appassionata di calcio. Le è stato acquistato un pallone, delle buone scarpe con tacchetti e dei coni in pratica per allenarsi. Visti i progressi nel gioco, la bambina è adesso stata dotata di un paio di porte da calcio portatili, che è anche possibile montare in casa, se si hanno degli spazi sufficienti.

È stato preferito darle una porta da centrare con i propri tiri, piuttosto che continuare a farla esercitare nel possesso palla, poiché pronta per degli step successivi.

Anche nel calcio per bambini, dunque, esistono dei livelli da superare. E, proprio perché parlo di bambini, devi tener conto del loro recente approccio con questo gioco. Per forza di causa avranno dei livelli da superare di ben altra natura, rispetto a un ragazzo o a un adulto.

Conclusioni

  • Se ti sono stato d’aiuto, adesso sta a te decidere come scegliere le giuste porte e miniporte da calcio, secondo le esigenze di spazio e di gioco del tuo bambino o dei bambini che alleni;
  • rifletti sul tipo di allenamento cui sottoporli, così da scegliere i modelli di porte migliori per aiutare i loro progressi.

Tutti vi abbiamo giocato almeno una volta nella vita, ma ben pochi sanno da dove derivi il suo nome italiano. Calcio balilla: perché si chiama così?

Ci stiamo ponendo una domanda ben precisa. Calcio Balilla: perché si chiama così? Prima di rispondere, ritengo sia utile dare un breve sguardo al trascorso di questo gioco. Come, dove e quando è nato?

Un po’ di storia 

Detto anche “biliardino”, è stato inventato tra gli anni ’20 e ’30 in Germania, grazie alla creatività di Broto Wachter. L’intenzione era quella di dimensionare il gioco del calcio a una versione “casalinga”, così da potervi giocare anche su un tavolo.

In Francia, nello stesso momento, vennero realizzati i primi tavoli da gioco, grazie all’operaio della Citroën Lucien Rosengart, intelligente inventore. Quasi come legati da onde telepatiche, anche in Catalogna, a Barcellona, Alejandro Finisterre costruì nel frattempo il biliardino nella sua forma più conosciuta anche ai giorni nostri, con omini sagomati.

Nel 1937, Finisterre depositò il brevetto prima dei tedeschi e prima dei francesi, così che fino a oggi l’invenzione di questo gioco è attribuita – giustamente o meno che sia – al catalano.

Il gioco iniziò a essere molto popolare nei bar e nei club, dove gli uomini si riunivano per festeggiare delle vittorie sportive o per bere qualcosa in seguito a delle sconfitte di squadre di calcio locali.

Il gioco si diffuse così velocemente che presso moltissimi club poteva essere trovato un proprio kicker (nome che entra comunemente in uso in Germania, tra i più usati per indicare il calcio balilla).

Da dove deriva il suo nome?

Ma ora giungo alla domanda specifica che ci siamo fatti all’inizio. Calcio balilla: perché si chiama così?

I primi esemplari italiani furono prodotti a partire dal 1936, grazie a un artigiano di Poggibonsi, in provincia di Siena. Si trattava, però, ancora di prototipi.

Una vera realizzazione in serie ha avuto inizio ad Alessandria, nel 1950. La ditta Garlando accolse con favore l’input del francese Zosso, che nel suo paese era già riuscito a diffondere il gioco, specie nella Francia del sud.

Ma è alla fine della Seconda Guerra Mondiale che i primi biliardini riuscirono a trovare i primi spazi. Specie nei centri per la riabilitazione psicomotoria dei reduci di guerra.

I balilla, com’è noto, erano le piccole leve di soldati tirate su in epoca fascista. Ed è proprio a quest’epoca che, probabilmente, risale il nome di “calcio balilla”. Esiste un possibile legame di significato tra ciò che riguarda il “piccolo soldato” e la “piccola sagoma di giocatore” usata per il gioco.

Conclusioni

  • La storia del calcio balilla è relativamente recente. Nasce nel primo ventennio del Novecento ma si sviluppa, specie in Italia, in epoca fascista e, soprattutto, solo dopo il 1950;
  • esiste un probabile legame semantico tra i piccoli balilla fascisti e le piccole sagome dei giocatori. Ecco spiegata la derivazione del nome di questo gioco.

Vuoi far bella figura, imparando a giocare a tennis da tavolo come si deve? Ecco per te 10 consigli per giocare bene a ping pong

Ecco perché darti questi 10 consigli per giocare bene a ping pong.

Il ping pong è un gioco dalle molte sfaccettature. In alcuni ambiti è un modo per ammazzare il tempo in cantina o in giardino. In altri è uno sport in cui i migliori giocatori sono pagati profumatamente. Se stai cercando di diventare un vero atleta, partendo da un semplice hobby, afferra la tua racchetta e continua a leggere.

1. Riconoscere l’effetto della pallina

La chiave per l’acquisizione di questa importante abilità è quella di guardare con attenzione la racchetta dell’avversario, quando entra in contatto con la palla. Se la racchetta dell’avversario si muove dal basso verso l’alto, l’effetto sarà di tipo topspin, ossia la palla avrà un effetto che farà ruotare la sua parte alta in avanti. Se la racchetta si muove dall’alto verso il basso, l’effetto sarà di tipo backspin, ossia la pallina avrà un effetto che farà ruotare la sua parte bassa in avanti. Se la racchetta va da sinistra a destra, si avrà un sidespin destro, ovvero un effetto della pallina attorno al suo equatore verso destra. Se da destra a sinistra, si avrà un sidespin sinistro, ovvero un effetto della pallina attorno al suo equatore verso sinistra.

2. Rispondere con la giusta inclinazione della racchetta

Tra i 10 consigli per giocare bene a ping pong, questo è uno dei meno seguiti.

Per dare alla palla un effetto topspin, nel colpire la pallina dovrai inclinare verso il basso la facciata principale della racchetta, colpendo, come fosse una “spazzolata” la pallina al suo centro. Se vuoi dare alla pallina un effetto backspin, nello sferrare il colpo dovrai inclinare la racchetta con la faccia principale leggermente verso l’alto, colpendo la pallina sotto il suo centro, sempre come in una sorta di “spazzolata”. Per ottenere un sidespin di destra, l’angolo frontale della racchetta deve muoversi dalla destra e colpire la palla alla sinistra della sua linea di equatore. Per un sidespin di sinistra dovrai fare specularmente il contrario. In entrambi questi ultimi casi, colpisci la palla spingendo il braccio leggermente in avanti.

3. Usa tutto il corpo quando tiri un dritto

Assicurati di ruotare i fianchi e le spalle all’indietro durante il backswing, e poi in avanti verso la palla, colpendola seccamente. Questo movimento deve essere coordinato con un trasferimento del peso corporeo dal piede posteriore al piede anteriore. Più forte sarà il vostro dritto, maggiore sarà il trasferimento di peso. Un errore comune è quello di tirare un dritto utilizzando solo il braccio per colpire la palla, e ciò limita fortemente l’efficienza del tiro.

4. Fai attenzione alla posizione di attesa

Una buona posizione di attesa prepara il corpo a muoversi istantaneamente in qualsiasi direzione. Usala bene, ogni qual volta torni a rispondere colpo su colpo durante una partita. La sequenza dei movimenti da tener presente, per rispondere adeguatamente colpo su colpo, è la seguente:

  • mettiti in una buona posizione di attesa;
  • muoviti verso la palla con i piedi, rimanendo bene in equilibrio;
  • colpisci la palla;
  • ritorna alla posizione di partenza;
  • ripeti l’intera sequenza finché non ha fine il rally.

5. Allenati a colpire, finché i tuoi movimenti diventino automatici

La prima volta che impari qualcosa di nuovo, utilizzi parecchia energia mentale per riformulare lo stesso movimento appena appreso. Ma una volta che l’immagine nella tua mente diventa relativamente nitida, devi curare di far pratica più che puoi, finché non sia più necessario pensare a come ripetere un dato movimento. Diventa, così, qualcosa di automatico. La tua migliore prestazione avrà vita solo quando giungerai a questo livello psico-fisico.

6. Utilizza solo la tua racchetta

È altresì importante che tu possegga una racchetta personale, usata soltanto da te. Ogni racchetta ha una propria “essenza” e delle proprie caratteristiche di gioco. Perciò, se vorrai ascolare anche questo, fra i miei 10 consigli per giocare bene a ping pong, trarrai grande beneficio dall’utilizzo di una sola racchetta, così da non doverti continuamente adattare a un’altra. Prenditi cura dello strumento principale della tua performance: conservala in una custodia, quando non la utilizzi, e se possiedi una racchetta in gomma spugnosa invertita (dalla superficie liscia), lavala con acqua e sapone o un detergente speciale, dopo ogni uso.

7. Effetto laterale (sidespin) della palla al servizio

Solo pochi principianti utilizzano questo tipo di effetto sui propri servizi. I migliori giocatori usano invece il sidespin su quasi ogni servizio. Si tratta quasi sempre di un effetto in combinazione sia con il topspin che con il backspin. Il sidespin puro è infatti estremamente raro, nel servizio del tennis tavolo. Particolarmente utile è la combinazione sidespin/backspin, cioè con la palla servita molto bassa, appena sopra la rete. Questo tipo di servizio limiterà drasticamente la risposta del tuo avversario.

8. Mantieni le risposte basse, appena sopra la rete

In generale, più basso rimani nelle risposte, più sarà difficile che il tuo avversario possa rispondere con efficacia, segnando un utile punto. L’unica eccezione a questa regola sono i pallonetti, che consistono nell’alzare notevolmente la palla verso la parte opposta rispetto alla guardia dell’avversario (e il più vicino possibile alla fine del tavolo).

9. L’importanza della pratica

Per “pratica” intendo tutto il tempo necessario per sviluppare il tuo stile di gioco, concentrandoti su quali aspetti vuoi migliorare. L’oggetto primario durante la pratica è quello di sviluppare l’efficacia del tuo gioco. D’altra parte, quando giochi, il tuo obiettivo principale dovrebbe essere quello di vincere. Ti consiglio, quindi, di allenarti con il fine di accrescere la tua abilità e la tua tattica, e potrebbe essere ovvio che tu non riesca a vincere molto spesso all’inizio. E quando finalmente sarai di fronte a un degno avversario, nonostante tu abbia tutte le carte per vincere la l’incontro, potrai ancora imparare molto sul tuo gioco, se analizzi ogni partita dopo la sua fine.

10. Entra a far parte di un club di ping-pong

Fra i miei 10 consigli per giocare bene a ping pong, questo è forse il più importante.

Per veder progredire seriamente il tuo gioco, è fondamentale trovare altre persone con lo stesso intento. Un club di tennis da tavolo è il posto migliore per farlo. Nella maggior parte dei club vi sono giocatori di tutti i livelli di gioco. Trova qualcuno che abbia un’abilità di gioco vicina alla tua e prendi l’impegno di allenarti con lui regolarmente. Verifica periodicamente i tuoi progressi, competendo con giocatori più bravi. Inoltre, la maggior parte dei club hanno un allenatore che può contribuire a farti fare importanti passi avanti.

Conclusioni

  • Nel gioco del ping pong, un ruolo fondamentale è assolto dall’istinto del giocatore;
  • ma lo scheletro dell’istinto deve essere rivestito dalla muscolatura dell’esperienza, per imparare quanti più trucchi possibile per diventare un bravo tennista da tavolo;
  • segui i miei 10 consigli per giocare bene a ping pong e gioca spesso con chi è al tuo livello. Periodicamente verifica i tuoi progressi giocando anche con qualcuno più forte di te.

I migliori occhialini per il nuoto sono un grande aiuto, per vedere sott’acqua e per fare in modo che non si irritino i tuoi occhi per il sale o il cloro

I migliori occhialini per il nuoto sono disponibili in varie tipologie. Ogni tipo ha le sue specifiche, perché sia più adatto a uno scopo piuttosto che a un altro. Questa guida ti aiuterà a imparare di più sugli occhialini e come sceglierne fra i migliori esistenti.

I diversi tipi di occhialini da nuoto

Il primo passo per la scelta del giusto tipo di occhialini per il nuoto è quello di conoscere le loro tipologie di base. Le distinzioni si basano principalmente sulle lenti e sul fine per il quale li adopererai.

Scelta degli occhialini da nuoto in base alle lenti

Quali sono i migliori occhialini per il nuoto, in termini di lenti?

Le lenti possono essere trasparenti o colorate. Quelle chiare sono più raccomandate per il nuoto invernale o quando il cielo è un po’ coperto. Sono quindi essenziali quando non c’è molta luce, sia in mare che in piscina. Sono la scelta migliore anche quando si nuota di notte.

Le lenti colorate di blu, giallo o ambra migliorano certamente la visibilità, quando si nuota in piscina.

Quelle blu sono la scelta più comune per il nuoto in mare aperto, in quanto aiutano a massimizzare la visibilità sott’acqua.

Le lenti scure o a specchio possono invece essere utilizzate principalmente per ridurre l’abbagliamento, quando si nuota in mare aperto in pieno giorno.

In generale, le lenti colorate sono spesso scelte in base alla preferenza personale. Soprattutto per coloro che hanno particolari problemi di vista.

È inoltre possibile scegliere degli occhiali con lenti graduate. Si tratta, quindi, di un tipo di articolo completamente diverso. Ne esistono di diversi tipi come, ad esempio, quelli adatti al mare aperto, da allenamento o da competizione. Tuttavia, gli occhialini graduati per i nuotatori hanno un’estetica piuttosto standard: non sono disponibili con lenti di diverso colore o con molte forme diverse di telaio.

Scelta degli occhialini da nuoto secondo il tipo di montatura (frame)

Perché una montatura colorata?

Nella scelta del tipo di frame, devi considerare l’ambiente in cui utilizzerai gli occhialini.

Per il tempo libero, dovresti mettere al primo posto il tipo di comfort. Quelli che di seguito indicherò come “primo tipo” sono i più comodi. Quelli che indicherò come “secondo tipo” sono di miglior qualità e maggiormente confortevoli.

Per il nuoto in mare aperto e per i triatleti, la preoccupazione principale sarà la capacità degli occhialini di resistere a diverse condizioni. I migliori occhialini per il nuoto devono essere appropriati per le diverse tipologie di luce solare e per i diversi tipi di acqua. Alcuni preferiscono usare il primo, altri il secondo tipo. La minor parte sceglie degli occhialini di tipo svedese, che di seguito indicherò come “terzo tipo”.

Per conoscere meglio come scegliere i migliori occhialini per il nuoto, da’ un’occhiata alle caratteristiche delle diverse tipologie fin qui solo accennate, che ti elenco di seguito.

Primo tipo – Occhialini per il tempo libero o per il mare aperto

Questo tipo indica gli occhialini detti “a gabbia”. Sono spesso commercializzati per il tempo libero o per il fitness e, quando indossati, appaiono piuttosto grandi rispetto al viso.

Sono considerati i più comodi. Possono essere la scelta migliore anche per i principianti e i nuotatori intermedi, così come per la maggior parte dei triatleti. Anche i nuotatori in mare aperto stanno iniziando a utilizzare più spesso questa tipologia di occhialini.

Le lenti sono piatte e montate in una presa, all’interno della cornice che le circonda. Una guarnizione in silicone più grande si trova di solito nel telaio. Tale guarnizione può essere sia una parte integrante del telaio che un attacco impermeabile. Il telaio e il nasello sono spesso una singola unità, e Il ponte del naso non è regolabile, anche se alcuni occhialini sono dotati di ponti intercambiabili e si adattano ai diversi tipi di morfologia del viso.

Se acquisti degli occhialini con dei telai chiari, l’intensità della luce incidente viene naturalmente aumentata. Un aumento di visibilità non è però contemporaneamente assicurato. I prezzi vanno da quelli molto economici a quelli molto costosi, con lenti a specchio e polarizzate.

La grande guarnizione nel telaio consente quindi molteplici usi e una certa durevolezza. Questo tipo di struttura contribuisce a una buona gestione di massima del mare aperto. Tuttavia, pare che questa grande guarnizione sia anche causa di inconvenienti accidentali. Infatti, alcune guarnizioni vanno perdendo la capacità di tenuta idraulica, anche se a un primo sguardo possono sembrare ancora in buone condizioni.

Secondo tipo – Occhialini da allenamento o da competizione

Nel secondo tipo di occhialini da nuoto, le lenti sono più grandi e più arrotondate rispetto a quelli del primo tipo. Questa è la migliore scelta per gare come il triathlon.

Forniscono una migliore visibilità, perché le loro parti laterali sono trasparenti. La guarnizione è più piccola ma resistente a sufficienza. Non impaccia, ma non ha una tolleranza come la guarnizione degli occhialini del primo tipo.

Quelli del secondo tipo sembrano più piccoli, appena indossati. Anche le lenti sono disponibili in diverse tipologie: dal colore scuro, chiaro, a specchio o colorate. Le lenti colorate sono molto popolari tra gli atleti delle piscine, durante le competizioni. Il ponte del naso è altresì regolabile.

Questi occhialini reggono bene in acque agitate. Sono anche comodi da indossare per lunghi periodi, il che è un enorme vantaggio, durante gli allenamenti prolungati.

Le tinte delle lenti sono numerose, e sono adatte soprattutto per il mare aperto. Esistono anche occhialini di questo tipo con lenti trasparenti, ma non sono molto comuni.

Terzo tipo – Occhialini svedesi

Sono noti anche come “occhialini da competizione”. Gli occhialini svedesi sono molto più piccoli rispetto agli altri tipi e sono perfettamente aerodinamici.

Il telaio e le lenti sono un unico pezzo in dura plastica. La lente in plastica rigida posa direttamente sulla pelle isolando l’occhio, e ovviamente non ha una guarnizione.

Per un montaggio e un assemblaggio personalizzati ti consiglio di scegliere il tipo svedese. Una volta determinata la migliore impostazione per il tuo viso, questi occhialini sono molto efficaci, con una visibilità senza paragoni. Sono estremamente resistenti e con un’ottima affidabilità.

Impostazione delle cinghie

Non è solo la montatura, il tipo di lente o il fine per cui acquisti gli occhialini, le sole cose a essere importanti. Per scegliere i migliori occhialini per il nuoto, anche le cinghie hanno la loro rilevanza.

Gli occhiali svedesi hanno una semplice striscia elastica, regolabile rispetto alle esigenze di chi li indossa. La comodità sta nel fatto che, una volta ottenuta la lunghezza giusta, non vi è più la necessità di un riadattarla.

La maggior parte degli altri tipi di occhialini sono dotati di un sistema di fibbia per regolarne la lunghezza. Alcuni del primo tipo hanno un meccanismo a pulsante per una rapida estensione. Possono anche avere un tirante dotato di un cricchetto, per un facile serraggio.

Occhialini anti-appannamento

Tra i migliori occhialini da nuoto, esistono anche quelli che hanno un’espressa funzione anti-appannamento. Tutti i tipi di occhialini dovrebbero avere questa indispensabile caratteristica, ma è sempre meglio averne la certezza.

Conclusioni

  • Non scegliere il primo tipo di occhialini che ti capita sott’occhio, soprattutto se sei un atleta;
  • adotta degli occhialini per il nuoto che vengano incontro al tuo stile e al contesto in cui li userai.

Il problema dell’otite nei nuotatori è piuttosto frequente. Scopri quali sono le cause della sua comparsa, i suoi sintomi e i modi per guarire

Il problema dell’otite nei nuotatori deriva da un’infiammazione, un’irritazione o un’infezione. Questi sintomi si verificano spesso dopo che l’acqua rimane intrappolata nell’orecchio, con conseguente diffusione di batteri o organismi fungini. Poiché questa condizione comunemente colpisce i nuotatori, questo problema è noto come “orecchio del nuotatore”.

Spesso colpisce i bambini e gli adolescenti, ma può colpire anche soggetti con eczema (patologia della pelle che provoca prurito) o con eccesso di cerume. Solo il medico potrà prescrivere un trattamento adatto a ridurre il dolore ed eliminare l’infezione.

Quali sono le cause?

Il problema dell’otite è in genere causato dell’aumento di umidità, intrappolata nel condotto uditivo a causa di bagni, docce, attività inerenti al nuoto o semplicemente a causa della frequentazione di ambienti troppo umidi.

Quando l’acqua rimane intrappolata nel canale uditivo, i batteri che normalmente vi abitano si moltiplicano sulla pelle e nel canale uditivo, causando un’infezione. L’otite deve essere adeguatamente curata, perché il dolore venga alleviato e venga eliminato ogni effetto che ciò può avere sul tuo udito, così come per prevenire la diffusione ulteriore dell’infezione.

Altri fattori che possono contribuire allo sviluppo dell’otite sono:

  • il contatto con un numero eccessivo di batteri che possono essere presenti in vasche idromassaggio o acqua inquinata;
  • la pulizia eccessiva del condotto uditivo con cotton fioc o strumenti analoghi;
  • il contatto con alcune sostanze chimiche, come spray o tinture per capelli;
  • danni alla pelle del condotto uditivo in seguito a irrigazione per rimuovere tappi di cerume;
  • un taglio nella pelle del condotto uditivo;
  • altre malattie della pelle che colpiscono il canale uditivo, come eczema o seborrea

Quali sono i segni e i sintomi?

Il problema dell’otite nei nuotatori dà sintomi molto chiari, come il prurito all’interno dell’orecchio e il dolore che peggiora in seguito a degli strattoni al padiglione auricolare. Altri segni e sintomi possono riguardare:

  • la sensazione che l’orecchio sia otturato o pieno;
  • fuoriuscita graduale d’acqua;
  • febbre;
  • diminuzione dell’udito;
  • dolore intenso che può diffondersi al collo, viso o a un lato della testa;
  • linfonodi gonfi attorno all’orecchio o nella parte superiore del collo;
  • rossore e gonfiore della pelle attorno all’orecchio.

Se non trattate, le complicazioni provocate dall’otite possono includere:

  • perdita dell’udito. Quando l’infezione svanisce, l’udito di solito ritorna alla normalità.
  • otiti ricorrenti (otite esterna cronica). Senza cura, l’infezione può continuare.
  • danni della cartilagine dell’orecchio. Le infezioni dell’orecchio, quando non trattate, possono diffondersi alla base del cranio, al cervello o addirittura ai nervi cranici. I diabetici e gli anziani sono a maggior rischio di simili complicazioni.

Il medico verificherà il rossore e il gonfiore nel condotto uditivo. Potrà anche domandarti di prendere un campione del fluido del vostro orecchio per verificare la presenza di batteri o funghi, se si soffre di infezioni ricorrenti o gravi.

Come si cura l’otite?

La cura per le prime fasi dell’otite comprende un’accurata pulizia del condotto uditivo e l’uso di gocce che inibiscono la crescita batterica o fungina e sono in grado di ridurre l’infiammazione. Sono efficaci per tale fine soluzioni acide, contenenti acido borico o acetico.

Come applicare le gocce adatte a combattere l’otite?

  • Le gocce sono più facili da applicare, se ti fai aiutare da qualcuno;
  • sdraiati, con nell’orecchio interessato rivolto verso l’alto;
  • le gocce devono essere applicate nell’orecchio fino a riempirlo;
  • dopo aver somministrato le gocce, il paziente deve rimanere sdraiato per qualche minuto, così che le gocce vengano assorbite.

Se non hai il timpano perforato, è possibile comporre da te delle gocce adatte, utilizzando una miscela fatta per metà di alcool e per metà di aceto. Queste gocce faranno evaporare l’acqua in eccesso, tenendo le orecchie asciutte.

Prima di usare qualunque tipo di gocce, è importante essere sicuri di non avere il timpano perforato o lesionato, specie se hai subito degli interventi. Per questo, ti consiglio di interpellare a prescindere un otorinolaringoiatra.

Per le infezioni più gravi, il medico può prescriverti degli antibiotici da applicare direttamente nell’orecchio. Se il canale uditivo è gonfio, una spugna o un tampone possono essere immessi nel canale, così che le gocce antibiotiche penetrino più efficacemente. Possono anche esserti prescritti farmaci antidolorifici o degli antibiotici orali, se l’infezione fosse arrivata oltre la pelle del condotto uditivo.

Gli appuntamenti periodici dal medico sono molto importanti per monitorare il miglioramento o il peggioramento della tua otite, ma anche per pulire ancora una volta l’orecchio o per sostituire il tampone, se necessario.

L’otorinolaringoiatra è uno specialista dotato di attrezzature e competenze per pulire efficacemente il condotto uditivo e curare l’otite. Con un trattamento adeguato, il problema dell’otite nei nuotatori (e non solo nei nuotatori) dovrebbe sparire entro 7-10 giorni.

Come sconfiggere il prurito

Il prurito dell’orecchio può essere causato da un fungo o da un’ allergia, ma più spesso da una dermatite cronica (infiammazione cutanea) del canale uditivo. Gli otorinolaringoiatri curano anche le allergie, e possono prescriverti delle gocce, una crema, o un unguento per risolvere il problema.

Consigli per la prevenzione

  • È improbabile che un orecchio non troppo umido venga infettato. Quindi è importante mantenere le orecchie libere da umidità durante il nuoto o il bagno;
  • utilizza i tappi per le orecchie quando nuoti;
  • usa un panno o un asciugacapelli, una volta uscito dall’acqua, e non tenere bagnati i tuoi capelli;
  • mantieni pulite le tue orecchie andando periodicamente da un otorinolaringoiatra, soprattutto se avverti prurito alle orecchie o se si verificano desquamazioni o eccessivo cerume;
  • non usare cotton fioc per rimuovere il cerume. Possono spingerlo più in profondità nel canale uditivo, irritando la sottile pelle del condotto uditivo. Ciò crea un ambiente ideale per l’infezione.

Conclusioni

  • Il problema dell’otite nei nuotatori è frequente e va combattuto senza esitazione;
  • i consigli di un otorinolaringoiatra sono indispensabili. Non esitare a rivolgerti a uno specialista.

Sei curioso di sapere quando è nato il nuoto come disciplina sportiva? Se sei un appassionato di questo sport non puoi non saperlo

Quando è nato il nuoto come disciplina sportiva?

Il nuoto può essere fatto risalire addirittura al Neolitico. Ma solo nel XIX secolo diventerà uno sport competitivo organizzato. Attraverso quale percorso storico? Se sei curioso di saperlo, continua a leggere.

Una disciplina antica

L’uomo di Cro-Magnon si trovò costretto a imparare a nuotare per attraversare fiumi, laghi o brevi bracci di mare. Lo sappiamo perché pitture rupestri, come quelle ritrovate a Stone Age e in Egitto, raffigurano figure umane nell’atto di nuotare.

Vi sono riferimenti al nuoto anche nella mitologia ellenica, soprattutto in riferimento all’invenzione della navigazione da parte di Giàsone e degli Argonauti.

Dove, come e quando il nuoto diventa uno sport

Ecco quando è nato il nuoto come disciplina sportiva.

Il nuoto non è stato praticato in maniera diffusa almeno fino agli inizi del XIX secolo. In questo periodo, il National Swimming Society della Gran Bretagna iniziò a organizzare dei concorsi relativi a quella che sarebbe diventata una nuova disciplina sportiva a tutti gli effetti. La maggior parte delle prime gare si basò su competizioni in uno stile molto simile alla rana.

La nascita dello stile Crawl

La prima versione di questo stile fu ispirato a una consuetudine dei nativi sudamericani. Si trattava di un movimento continuo degli arti inferiori a mo’ di “sforbiciata”. Alla fine del 1880, l’inglese Frederick Cavill, un viaggiatore nei Mari del Sud, osservò i nativi effettuare quel tipo di movimento, durante il nuoto. Cavill si stabilì in Australia, dove si ritrovò a insegnare quello stesso stile, padre di ciò che successivamente divenne il famoso stile Crawl australiano (comunemente chiamato “stile libero”).

Storia olimpionica

Il nuoto ha caratterizzato il programma di tutte le edizioni dei Giochi dal 1896. Le tecniche di nuoto adoperate nei primi anni delle Olimpiadi furono lo “stile libero” (il Crawl, per l’appunto) e la rana. Il nuoto su dorso fu aggiunto solo nel 1904.

Nel 1940, i ranisti scoprirono di poter andare più veloci, portando entrambe le braccia in avanti sopra le proprie teste. Questa pratica fu poi vietata nello stile rana, ma diede alla luce lo stile a farfalla, la cui prima apparizione ufficiale fu nel 1956, ai Giochi di Melbourne. Questo stile è ora uno dei quattro stili utilizzati in ogni gara.

Cenni sul nuoto femminile

Il nuoto femminile è diventato una disciplina olimpionica nel 1912, ai Giochi di Stoccolma. Da allora, è stato presente in ogni edizione dei Giochi, attirando su di sé sempre maggiori attenzioni da parte degli sportivi di tutto il mondo. I programmi di gara per le donne sono tuttoggi praticamente identici a quelli per gli uomini, contenendo lo stesso numero di eventi. Solo una è la differenza: la distanza da percorrere in “stile libero” si trova a 800 metri per le donne e a 1.500 metri per gli uomini.

Conclusioni

  • Il nuoto è una pratica antica, diventata disciplina sportiva solo da circa 200 anni;
  • in ordine temporale, gli stili adoperati sono stati la rana, lo “stile libero” e la farfalla;
  • il nuoto femminile, come disciplina olimpionica, è nato solo nel 1912.

Perché il nuoto è così importante? In molti parlano dei vantaggi di questo sport. Ecco i motivi per cui tutti dovremmo praticarlo almeno amatorialmente

Perché il nuoto è così importante?

Quasi tutti gli animali sono nati con la capacità innata di nuotare. Gli esseri umani, invece, devono imparare, prima di poter nuotare con una certa dimestichezza. Alcune persone non imparano a nuotare affatto, e solitamente sono quelle che temono maggiormente l’acqua alta. Imparare a nuotare è importante per diverse ragioni, e padroneggiare questa abilità già in giovane età può diventare un beneficio per tutta la vita.

Sicurezza personale

Una buona e primaria motivazione per imparare a nuotare è quella di acquisire la capacità di sopravvivere in acqua. Prima o poi, nella vita, ti ritroverai per forza di causa ad aver a che fare con l’acqua: in crociera, durante un’escursione in canoa, se vai a pesca o se vuoi semplicemente poltrire in una piscina con gli amici. Se l’acqua dovesse essere più profonda rispetto all’altezza del tuo corpo, saper nuotare potrebbe salvare la vita.

Il salvataggio degli altri

Sapevi che in Italia sono circa 400 i morti per annegamento, ogni anno? Se sai nuotare, avrai tra le mani la capacità di salvare qualcuno – sempre se vi sono le condizioni situazionali idonee perché tu possa farlo.

E sai perché il nuoto è così importante, oltretutto? Perché avere la capacità di nuotare, soprattutto se sei un genitore o qualcuno che lavora con i bambini, può fare la differenza. L’annegamento, infatti, è la seconda causa di morte tra gli infortuni infantili, fino ai 14 anni di età.

Salute

La maggior parte dei medici concordano sul fatto che il nuoto sia tra le forme più sane di esercizio fisico. Dunque, perché il nuoto è così importante, inoltre? Perché richiede l’uso di molti dei muscoli nel tuo corpo, e per questo è utile al miglioramento della tua resistenza fisica. Ma non solo: aiuta la fluidità del metabolismo e mantiene in salute il sistema cardiovascolare.

Il muoversi in acqua implica l’aver a che fare con la resistenza naturale del liquido, mentre stai nuotando. Proprio per questo i tuoi muscoli saranno costantemente sollecitati in più parti del tuo corpo. L’acqua, nella maggioranza dei casi, fornisce anche un elemento di raffreddamento naturale, in grado di mantenere tonica la tua pelle.

Piacere

Lo stesso piacere che potrai provare, nell’essere in grado di trascorrere del tempo in acqua, è molto importante per la tua salute fisica e mentale. Una nuotata in piscina o, meglio, in mare, durante una calda giornata d’estate, può senza dubbio favorire il tuo relax. L’acqua è un ambiente adatto per socializzare con le altre persone, grazie ad attività sportive come il surf, il wind-surf, lo sci d’acqua, il canottaggio e tanto altro ancora. Ma tutte queste emozionanti attività sono piuttosto difficili da svolgere, se non sai nuotare.

Conclusioni

  • Nuotare non è un piacere che tutti condividono, principalmente per cause legate alla psiche;
  • il nuoto ha moltissimi aspetti positivi, che ne fanno uno degli sport più efficaci su un gran numero di muscoli insieme;
  • non solo: il contatto con l’acqua aiuta la distensione nervosa ed è nemico dello stress.

Per semplice curiosità o perché hai intenzione di diventare un atleta, ti sei mai chiesto perché i nuotatori si depilano il corpo?

Una delle domande più frequenti fatte a un nuotatore è: “perché i nuotatori si depilano il corpo?”. Nonostante il quesito appaia banale e intimo, la depilazione pre-gara è un argomento su cui vi è molto da dire, per la sua reale importanza.

Per la maggior parte dei nuotatori amatoriali potrebbe non fare alcuna differenza. Ma gli atleti nuotatori depilano il proprio corpo una o due volte all’anno. Per quale motivo?

Perché raderti?

Ecco perché i nuotatori si depilano il corpo.

Effettivamente, la peluria, soprattutto se piuttosto folta, può fungere da strato impermeabile sulla pelle. Ciò ha i suoi benefici, ma un mito popolare da estirpare è che i nuotatori si radano semplicemente per liberare il proprio corpo dai peli in eccesso. Questo è vero solo in parte. La rimozione dei peli è sicuramente utile per rendere il corpo più aerodinamico in acqua. Ma il vero scopo della rasatura è quello di rimuovere il sottile strato di cellule morte che rivestono lo strato esterno dell’epidermide.

Questo mette a nudo proprio le cellule dell’epidermide, dandole una maggior freschezza grazie a un contatto più diretto con l’acqua. Il corpo è costantemente ricoperto da cellule morte, e per questo l’uso di un rasoio accelera il loro processo di rimozione, dando una maggior sensazione di freschezza e di fluidità dei movimenti in acqua. Questa sensazione è in grado di darti un impulso psicologico tale da darti l’impressione di raggiunere una maggior velocità. Rimane dunque solo un’impressione? Non esattamente: la sensazione di essere più veloce si traduce in un reale impulso ad andare più veloce. Pensa a quale ruolo può ricoprire la componente psicologia, in casi come questo.

Come raderti

Il primo banale passo per una buona rasatura è quello di identificare una buona marca di rasoi usa e getta e una buona schiuma da barba. I rasoi a doppia lama sono poco costosi e molto più efficaci di quelli a singole lame. La seconda lama, infatti, raccoglie i peli rimasti che la prima non riesce a tagliare.

Per quanto riguarda le creme da barba, una al mentolo può fare maggiormente al caso tuo. Il mentolo ha infatti un effetto di raffreddamento sulla pelle. Si intensifica, così, la sensazione di freschezza dovuta all’eliminazione dei peli. Se hai la pelle sensibile, un gel adatto alle pelli sensibili ti aiuterà a evitare arrossamenti. E, nonostante ciò, non dimenticare di passare comunque sulla pelle appena rasata una crema a base di mentolo.

Alcuni ultimi consigli

Ciò che ti ho appena riportato non è certamente una scienza esatta. Se sei un atleta (o se lo diventerai), è probabile che, in merito alla tipologia di rasoi, schiume o creme, tu possa avere degli sponsor che sei obbligato a seguire. Il consiglio è comunque valido: usare rasoi almeno a doppia lama e una schiuma e creme al mentolo.

Un modo efficace per iniziare la rasatura è quello di utilizzare un rasoio elettrico. Sì: come quelli utilizzati dai barbieri o dai tosatori di pecore. In questo modo, renderai più rasa la peluria sulle gambe, sul petto e sulle braccia. Ciò ti consentirà di risparmiare tempo e anche rasoi a lama, dato che radere delle gambe con i peli lunghi implica il consumo di circa quattro rasoi.

Conclusioni

  • Non è per estetica che un nuotatore decide solitamente di radere il proprio corpo;
  • la rasatura permette una miglior aerodinamica in acqua ed elimina in un sol colpo le cellule morte dell’epidermide;
  • ma permette soprattutto di avere la sensazione di andare più veloci, portando, infine, a un reale aumento della velocità.

Quali sono le temperature dell’acqua per il nuoto in mare, perché tu possa allenarti senza correre inutili rischi di ipotermia?

L’indice globale delle temperature dell’acqua per il nuoto in mare, utilizzato in questa sede, offre una semplice linea guida per comprendere entro quale limite possa essere raggiunto un adeguato livello di comfort per il nuoto. Naturalmente, questa guida non vuole fare in alcun modo riferimento al tempo idoneo da trascorrere in acqua, secondo la temperatura.

Temperatura dell’acqua del mare intorno agli 0°C

Il nuoto a questa temperatura, come potrai immaginare, assume le sembianze di uno sport estremo. Avrai certamente il bisogno di perforare il ghiaccio di superficie, per poter effettuare l’ingresso in acqua. Inoltre, se non sei adeguatamente protetto con una muta isolante e impermeabile, rischi seriamente di entrare in ipotermia anche molto rapidamente, nonostante tu faccia di tutto per tenere i muscoli in movimento.

Temperatura dell’acqua del mare intorno agli 8°C

La temperatura è considerata piuttosto fredda, nel campo del nuoto sportivo. Sarebbe azzardato che anche il più resistente tra gli atleti si avventurasse per una nuotata a queste temperature. Il rischio ipotermia, infatti, rimane alto, se resti in acqua per più di qualche minuto.

Temperatura dell’acqua del mare intorno ai 13°C

Il freddo si fa meno intenso, ma nonostante ciò, per il nuoto sportivo, questa temperatura è considerata comunque abbastanza rigida. Anche se pensi di avere un fisico resistente, passando più di qualche minuto in acqua, potresti trovarti ben presto a disagio.

Temperatura dell’acqua del mare intorno ai 16°C

Fa ancora troppo freddo per poter pensare a un tranquillo allenamento senza brividi. Se sei un atleta resistente, potrai essere in grado di fare un tuffo veloce e uscire dopo qualche minuto dall’acqua.

Temperatura dell’acqua del mare intorno ai 19°C

Per il nuoto sportivo, questa temperatura è considerata ancora relativamente fresca. Ma potrai goderti una nuotata di almeno 10-20 minuti in mare, che potrebbe ancora causarti qualche brivido sicuramente sopportabile.

Temperatura dell’acqua del mare intorno ai 22°C

Finalmente siamo arrivati a una temperature dell’acqua per il nuoto in mare sufficientemente alta. Nel nuoto sportivo, questa è considerata abbastanza calda, nonostante possa apparire ancora un po’ troppo fredda per i più freddolosi.

Temperatura dell’acqua del mare intorno ai 26°C

Con questa temperatura è davvero raro trovare qualcuno che possa lamentarsi perché “l’acqua è troppo fredda”. Puoi allenarti in tutta tranquillità, secondo il grado di stanchezza fisica che sei solito raggiungere.

Temperatura dell’acqua del mare superiore ai 26°C

Nel nuoto sportivo, questa temperatura è considerata molto calda. Puoi rimanere attivo in acqua per lunghi periodi di tempo senza alcun tipo di sofferenza, tranne quella della possibilità di percepire anche troppo calore.

Conclusioni

  • In base al tuo grado di resistenza e la concezione che hai dello sport che fai, puoi regolare i tuoi programmi di allenamento in acqua secondo la sua stessa temperatura. Ma attento alle temperature troppo rigide!

Cosa mangiare prima dell’allenamento di nuoto ha un’importanza fondamentale per migliorare il tuo stato di forma e la tua performance

Se hai dei dubbi su cosa mangiare prima dell’allenamento di nuoto, al fine di raggiungere una forma ottimale, sappi che un’accurata scelta del cibo è importante per qualunque atleta. Ma lo è in maniera particolare per chi fa nuoto per sport. Parliamo di chi, come i nuotatori, dovrebbe per sua natura essere una buona forchetta, senza alcuna distinzione tra professionisti e dilettanti. Le limitazioni “forzate”, infatti, aiutano a contenere le “forme morbide” degli atleti. Ma quando, per l’età avanzata, ci si sente più liberi a tavola, allora ecco che anche la corporatura, inevitabilmente, ne risente.

Il legame tra alimentazione e nuoto

L’argomento che riguarda cosa mangiare prima dell’allenamento di nuoto è particolarmente delicato. Pensa a cosa succederebbe se mettessi del gasolio in una macchina a benzina. Ecco perché nutrirti del giusto cibo, e nelle giuste quantità, ha un’importanza fondamentale, prima di gettarti in acqua.

Nutrirti degli alimenti sbagliati potrebbe senz’altro compromettere un allenamento, se non danneggiare il tuo organismo. Ma non solo: anche la tempistica ha la sua importanza. Infatti, mangiare troppo presto ti farebbe arrivare all’allenamento senza più energie, e mangiare troppo tardi potrebbe causarti problemi all’intestino. Durante la digestione, inoltre, sono molte le energie che vengono impiegate dal tuo corpo. Per questo è opportuno attendere che questa giunga al termine, prima di iniziare ad allenarti.

Elementi nutritivi

Da’ un’importanza fondamentale ai carboidrati, insieme a una contenuta dose di grassi e proteine.

Sono quattro i momenti di ogni giorno in cui ci si dovrebbe allenare: la mattina, durante la pausa pranzo, nel primo pomeriggio e in serata.

Al mattino

Non fare colazione e mangiare solo dopo esserti allenato non è certamente una buona idea. Mangia, piuttosto, almeno un’ora prima e anche poco dopo esserti tuffato (naturalmente senza abbuffarti). Ciò che ti consiglio è di assumere due o tre fette biscottate o di pane con marmellata o miele, insieme a un bicchiere di latte con un cucchiaino di cacao in polvere, oppure un caffè.

In alternativa, puoi optare per una tazza di latte tiepido con dei cereali, oppure per un toast e un bicchiere di succo d’arancia fresco.

Nella pausa pranzo

Le mense si riempiono, la gente (compresi gli atleti) si ammassa sui banconi dove è esposto il cibo. Ma è scontato che non si possa pranzare per poi andare ad allenarsi in acqua. Per questo è importante mangiare qualcosa circa un’ora e mezza prima di tornare ad allenarti. Ciò che ti consiglio è un toast, insieme a un frutto. In alternativa, puoi assumere uno yogurt con cereali, sempre con un frutto.

Nel primo pomeriggio e la sera

In entrambi i casi si possono consumare finalmente dei pasti completi, purché circa due ore prima di riprendere gli allenamenti. 50/80 g di pasta al passato di pomodoro possono bastare per avere l’energia sufficiente per affrontare l’ultima trance di allenamenti giornalieri.

Conclusioni

  • Mai come in questo caso è valido il paragone tra il nutrimento per l’uomo/atleta e il carburante per l’auto: se non è quello giusto rischi grosso.

Qual è la lunga storia del pallone da calcio? Se ami davvero questo sport non puoi non conoscere la strada percorsa dalla sfera più famosa del mondo

Qual è la lunga storia del pallone da calcio? Prima di addentrarci in questa storia è bene far presente che il pallone che conosciamo oggi non è che la risultante di migliaia di anni di evoluzione.

Una breve introduzione

Non possiamo iniziare la lunga storia del pallone da calcio senza una breve premessa.

Charles Goodyear è l’ideatore della moderna palla da calcio. Ma quando e dove il primo pallone sia stato realizzato è impossibile accertarlo. Come spesso accade, ogni gioco ha avuto la sua evoluzione, insieme a quella degli oggetti che servono al gioco, tra cui proprio il pallone.

Prima del Medioevo, una qualsiasi palla da gioco veniva riempita di diversi materiali, per renderla consistente e adatta al lancio. Successivamente, la palla iniziò a essere riempita d’aria, grazie a una camera d’aria spesso fatta da budella di suino o di capra.

Nei periodi moderno e contemporaneo hanno preso piede i rapidi sviluppi tecnologici, anche in merito agli articoli sportivi. Con la gomma sono state create palline e palloni per tutti i tipi di sport, e non ne è rimasto escluso il calcio. Ma fu solo negli anni ’70 del XX secolo che la FIFA stabilì dei parametri precisi sulle misure dei palloni e sulla pressione dell’aria che li avrebbe gonfiati.

Le palle da calcio odierne sono radicalmente diverse dai loro “antenati”. La tecnologia avanza e migliora di anno in anno le prestazioni degli strumenti per fare sport.

Il pallone cinese

La lunga storia del pallone da calcio ebbe inizio dai primi prototipi di palloni, circa 3000 anni fa. Cinesi, Aztechi e Maya, Egiziani: ognuno diede il proprio contributo alla realizzazione di uno strumento di gioco adatto a una competizione, per lo più, allora solo rituale.

Sembra siano stati i Cinesi i primi a ideare una propria palla, realizzata con della pelle animale e del tessuto.
Maya e Aztechi usavano invece una palla di gomma, materiale lavorato dal caucciù estratto dagli alberi.
Gli Egiziani hanno inventarono una palla fatta da semi avvolti in un telo di lino, e delle palle di pelle di animale o budello per un migliore rimbalzo.
I Greci, come gli Egiziani, hanno creato una palla avvolta in tessuto di lino. Ma all’interno, al posto dei semi, venivano inseriti dei capelli umani.

Il pallone medievale

Come accennato, questo tipo di palla era fatta da una vescica di maiale o capretto avvolta in uno strato di pelle. Parliamo di circa 450 anni fa.
Con il Medioevo, uno sport che poteva ricordare il calcio, per il modo in cui si svolgeva, era già popolarmente affermato. Già da questo momento si iniziò a dare più attenzione al modo di realizzarne la palla.

Purtroppo, però, questo tipo di palloni era facilmente perforabile, e la loro forma irregolare rendeva difficile il controllo.

Il periodo moderno: Charles Goodyear

La lunga storia del pallone da calcio approda finalmente nel periodo moderno.

Il calcio è diventato lo sport che conosciamo solo nel XIX secolo. È in questo periodo che è nato il calcio professionistico. Da qui è stata data più attenzione al miglioramento della qualità del pallone.

Fu Charles Goodyear, il primo a ideare un pallone da calcio fatto in gomma vulcanizzata, nell’anno 1855. Si ebbe finalmente un pallone dalla forma quasi perfettamente sferica, dato che in precedenza, oltre che con le vesciche di animali, alcuni palloni potevano essere composti in semplice gomma di lattice, e per questo appiccicosi e facilmente deformabili dal calore.

Goodyear riuscì a risolvere questi problemi, scoprendo un metodo di trattamento della gomma con l’aggiunta dello zolfo all’elemento puramente naturale. Questa divenne così più solida e durevole, senza perdere la sua capacità di rimbalzo. Questo metodo fu chiamato, per l’appunto, “vulcanizzazione”.

Nel 1872, la dimensione e la forma ufficiale del pallone da calcio vennero fissati. Fino alla metà del 1800, infatti, non vi erano regole precise in merito: non esisteva un metodo per standardizzare un modello di pallone. Con il metodo Goodyear, invece, anche questo limite poteva essere superato.

Così, la Federcalcio inglese (FA) dichiarò ufficialmente che la palla dovesse essere sferica e tra i 27 ei 28 pollici di circonferenza (68-71 cm circa). Questi limiti rimangono validi ancora ai giorni nostri.

Nel 1880, nacque la prima palla cucita. Le sfere di cuoio erano ancora ampiamente utilizzate, nonostante l’introduzione della palla di gomma. L’istituzione della Football League inglese nel 1888 diede l’avvio alla prima produzione in serie di palle da calcio in cuoio. Sarebbero state fatte da diversi pannelli di pura pelle, cuciti in superficie per mantenere la camera d’aria interna intatta. Questo tipo di palla fu utilizzata nella prima Coppa del Mondo, nel 1930.

Il primo pallone da calcio a prova d’acqua è stato inventato solo nel 1950, con l’utilizzo di vernici sintetiche impermeabilizzate. Le cuciture superficiali vennero rimosse anche per rendere la superficie liscia e la palla più facile da controllare.

Nel 1951, i palloni divennero anche bianchi, così da migliorare la visibilità della sfera per giocatori e spettatori. Sui campi innevati, si optò per dare al pallone un colore arancione, per lo stesso motivo.

Il pallone da calcio di oggi

La Coppa del Mondo, anno dopo anno, ha sempre darto spinta all’innovazione tecnologica del pallone da calcio.

L’Adidas Telstar fu il primo modello con i pannelli pentagonali ed esagonali in bianco e nero, ideato nel 1970. Realizzato appositamente per la Coppa del Mondo di quell’anno, fu composto da 32 pannelli che sono stati alternativamente dipinti in bianco e in nero.

Il nome, Telstar, fu ispirato dal satellite spaziale che assomigliava alla sua geometria. Il suo colore la rese più visibile anche nella televisione in bianco e nero.

Il Telstar, è stato nuovamente utilizzato nella Coppa del Mondo del 1974. In quell’anno, la FIFA dichirò il Telstar come il pallone da calcio “ufficiale” per la prima volta, fissandone misure e volumi d’aria compressa che avrebbero dovuto riempirlo.

Jabulani fu invece la palla di calcio a otto pannelli, introdotta come pallone ufficiale della Coppa del Mondo 2010.

Meno pannelli aumentano la superficie liscia della palla. Questi, invece di essere cuciti, furono saldati insieme per ottenere una superficie più uniforme. Meno pannelli e materiali poliuretanici migliorarono notevolmente le prestazioni.

La lunga storia del pallone da calcio giunge quindi ai più recenti prototipi, realizzati con una stupefacente tecnologia. In particolare, un pallone da calcio chiamato CTRUS non ha più bisogno di essere riempito d’aria e cambia colore quando va fuori dal limite del rettangolo di gioco o quando attraversa la linea di porta.

Conclusioni

  • La storia del pallone da calcio ci insegna che la tecnologia, anche nello sport, è sempre al passo con i tempi;
  • conoscere la storia degli oggetti che usiamo tutti i giorni nello sport ci permette di dare a ogni gesto un significato più profondo.

Cerchi un nuovo equipaggiamento per sciare, ma non sai quali sci acquistare e per quale occasione? Con questo articolo potrai schiarirti un po’ le idee

A meno che tu non sia già un esperto, non è semplice sapere quali sci acquistare e per quale occasione.

Per questo ho compilato un breve resoconto dei principali tipi di sci, rispondendo ad alcune domande più frequenti: quale sci è più adatto sia dentro che fuori pista? Che lunghezza dovrebbe avere? Se sono un semplice amante dello sci, c’è qualche particolare tipologia di sci che possa fare al caso mio?

Tipi di sci

Quali sci acquistare e per quale occasione? Prima di affrontare l’argomento, diamo qualche cenno riguardo all’evoluzione tecnologica degli sci.

La tecnologia riguardante gli sci si è evoluta velocemente nel corso degli anni ’90 del XX secolo. I nuovi materiali e il tipo di costruzione hanno fatto sì che venissero prodotti modelli facili da usare e ad alte prestazioni. Il rapido sviluppo, continuato durante gli anni 2000, ha ulteriormente portato a forme innovative per diversi profili di sciatori, così da dar vita a una grande varietà di tipi di sci, adatti a diversi scopi.

L’attrezzatura da sci, oggi, è in gran parte adoperata da liberi sciatori, pronti a sciare su ogni tipo di neve: da normali piste per famiglie a ripide discese mozzafiato. La difficoltà nella scelta degli sci può giungere quando ti trovi davanti a una grande varietà di modelli, in cui solo alcuni anni fa non ti saresti imbattuto.

È opportuno sottolineare che, se vuoi sapere quali sci acquistare e per quale occasione, non occorre aver timore di chiedere un consiglio al personale del tuo negozio di fiducia. Anzi, sarà ben felice di aiutarti, poiché è nel suo interesse che tu riesca a comprendere quale acquisto sia il migliore per te.

Carving o carver su pista

La maggior parte degli sciatori amatoriali sono certamente abituati al carving. Gli sci sono grandi, per piste battute, con una forma a clessidra che li rende facili da gestire per le sterzate. Sono larghi circa 7-8 cm sotto il piede e hanno le punte e le code larghe circa 11 cm.

Alcuni sci adatti al carving sono più morbidi. Hanno una maggior tolleranza nella flessione che li rende adatti agli sciatori non del tutto esperti. Altri modelli hanno una struttura più robusta, e sono costruiti per gestire meglio le alte velocità, soprattutto sulla neve meno fresca.

Sci da montagna

Con una forma simile a quella di uno sci da carving, anche questi hanno dimensioni piuttosto grandi, perché siano meglio governabili. Tuttavia sono più larghi sotto il piede. La maggior parte di tutti gli sci da montagna misura 8-9 cm di larghezza. Danno un controllo migliore soprattutto nei fuori pista. Esistono numerosi tipi di sci da montagna, di varia forma e rigidità. Alcuni hanno la stessa forma di quelli usati sulle piste regolari, mentre altri possono prendere una forma più aerodinamica.

Sci da freeride

Gli sci da freeride sono simili a quelli adatti alla neve fresca, ma non come larghezza. Sono progettati per essere utilizzati principalmente fuori pista, ma anche per svolgere normali discese su pista. Tendono a essere un po’ più larghi rispetto agli sci da montagna, con dimensioni di 9-10,5 cm. La maggiorparte degli sci da freeride posseggono una curvatura delle punte che si unisce al resto dello sci poco prima della pala. Questo aiuta lo sci a non affondare nella neve mista, oltre a facilitare il cambiamento direzionale e a consentire allo sci un’accurata aderenza sulla neve.

Sci da neve fresca

Gli sci da neve fresca tendono a essere più larghi e, generalmente, più lunghi degli sci idonei alle piste. La tavola è spesso più morbida, migliorando le prestazioni sulla neve profonda. La larghezza varia da 10 a 14 cm, e alcuni sci di questo tipo possono anche avere una sciancratura inversa, più simile nella forma agli sci d’acqua. Ciò significa che la punta e la coda sono più stretti. Ancora una volta, ciò serve ad aiutare la stabilità e la manovrabilità sulla neve fresca.

Sci Big Mountain

Gli sci da “Grande Montagna”, rispetto agli sci freeride, sono di solito più larghi e più lunghi. Hanno una maggior stabilità quando lo sci va ad alta velocità fuori pista, su neve variabile e instabile. Sono idonei ai concorrenti di gare di sci freeride, sciatori molto esperti che fanno leva su una performance aggressiva.

Sci da gara

Sono simili nella forma agli sci da carving ricreativi ma in genere sono molto più rigidi, per gestire velocità più elevate e una maggior pressione.

Gli sci da slalom, oggi, sono molto più corti di quelli di una volta. I migliori sciatori del mondo usano sci di circa 160 centimetri, mentre fino a pochi anni fa si arrivava anche fino a 205 centimetri. Flessibili e reattivi, offrono una svolta incredibilmente veloce sulla neve ferma. Gli sci da GS (slalom gigante) sono più rigidi degli sci da slalom. Hanno un raggio maggiore di sciancratura, e quindi un maggior raggio di sterzata. Questi sci tendono a essere usati su neve dura e a velocità, oltre che sulle lunghe distanze.

Twintip

Adatti a coloro che si avventurano negli halfpipe di neve, gli sci twintip, noti anche come “sci freestyle”, sono molto morbidi. Hanno una coda rialzata anche sul retro per saltare e atterrare da entrambe le parti. Gli attacchi sono montati più in avanti rispetto al normale, e alcuni sci sono completamente bi-direzionali. Possono essere della stessa lunghezza degli sci da fuoripista o leggermente più corti, secondo le preferenze.

Sci alpino

La gamma di scelta è piuttosto vasta, quando si tratta di sci alpino, in particolare con il diffondersi della marcia, orientata verso la discesa. Molti produttori hanno una linea specifica, con gli sci dalla conformazione più leggera. Molti sciatori possono però montare anche degli ibridi freeride, perché consentono di sciare su una vasta tipologia di neve.

Sci da telemark

Uno sciatore da telemark fa solitamente scorrere uno sci in avanti, piegando profondamente le ginocchia e distribuendo il peso corporeo equamente su entrambi gli sci, avendo il tallone libero da attacchi agli sci.

Degli sci rigidi o lunghi possono essere molto impegnativi per un principiante. Molti sciatori di telemark non optano per uno sci specifico per il telemark, ma per un normale modello alpino.

Sci di fondo

In genere, gli sci da fondo differiscono da quelli dello sci alpino. Sono più leggeri e progettati per muoversi orizzontalmente su un’ampia varietà di neve, e non solo giù per le colline. Anche qui, gli attacchi lasciano i talloni liberi di sollevarsi dagli sci. Facilitano il movimento in avanti mediante una texture alla base degli sci.

Sci di fondo da gara

Veloci, sono sci stretti destinati esclusivamente all’utilizzo su piste da fondo preparate. Non si tratta di modelli realizzati per esplorare zone fuori pista. Per ciascuno dei due stili di corsa – il pattinaggio e il tradizionale passo diagonale – sono stati ideati degli sci appositi. Ma sono tuo stile, il peso e le condizioni della neve a essere gli elementi che determineranno quale tipo di sci sia meglio per te.

Conclusioni

  • Quindi: quali sci acquistare e per quale occasione? Esiste una moltitudine di tipologie di sci, secondo lo sport che intendi svolgere;
  • il consiglio che posso darti, per decidere quali sci acquistare e per quale occasione, soprattutto se sei un principiante, è di informarti adeguatamente sulle modalità di svolgimento di ogni disciplina sciistica, prima di scegliere quale faccia al caso tuo e, di conseguenza, di scegliere quali sci acquistare.

Ricordi Byron Moreno, la leggenda negativa del calcio mondiale? Chi può dimenticare quell’amara sconfitta contro la Corea del Sud?

Sembra non sia solo un’amara impressione: Byron Moreno, la leggenda negativa del calcio mondiale, pare sia stato davvero il peggior arbitro di sempre.

Certe storie della Coppa del mondo sono destinate a vivere per sempre. Alcune di queste storie sono spesso impreziosite da particolari “gonfiati”, man mano che il tempo passa. Altre, invece, non hanno bisogno di “abbellimenti”. Quella che riguarda l’ottavo di finale del Mondiale in Corea del 2002, Corea del Sud-Italia, è una di queste.

Corea del Sud-Italia 2-1

Ogni italiano, in tutto il mondo, conosce il nome di Byron Moreno.

Il suo nome completo è Byron Moreno Aldemar Ruales. È nato il 23 Novembre 1969 a Quito, in Ecuador, ed è stato un arbitro di calcio della federazione calcio equadoriana. Adesso è un ex detenuto, caduto in disgrazia anche grazie alla fama negativa che si è conquistato.

Byron Moreno, la leggenda (negativa) del calcio mondiale, diventò tale nel martedì dell’8 giugno 2002, nella città di Daejeon, in Corea del Sud. Scelto per arbitrare la partita dell’ottavo di finale tra la Corea del Sud e l’Italia, sarebbe stato sotto gli occhi di milioni di spettatori in tutto il mondo e di 42.000 persone allo stadio.

L’Italia ebbe un’eccellente formazione per la disputa di quel Campionato del Mondo, co-ospitato da Corea del Sud e Giappone. Alessandro Del Piero, Christian Vieri, Francesco Totti e Inzaghi erano i marcatori nei giorni migliori della loro carriera. I difensori Fabio Cannavaro e Alessandro Nesta erano i migliori al mondo nelle loro posizioni, e il capitano, Paolo Maldini, calmo e imponente. In porta vi era il grande Gigi Buffon.

La Corea del Sud era una squadra vivace, veloce, guidata da un grande orgoglio e dal rombo assordante dei propri tifosi. L’allenatore Guus Hiddink, dei Paesi Bassi, era stato assunto per aiutare la Corea del Sud a ottenere un risultato dignitoso a quel Mondiale, ed effettivamente il risultato vi fu. Con grande sorpresa, la Corea del Sud riuscì a passare il primo turno, battendo la Polonia per 2-0, ottenendo un pareggio per 1-1 con gli Stati Uniti e poi una splendida vittoria per 1-0 sul Portogallo. Contro l’Italia si mostrò quindi arrogante, forse sapendo che, con Nesta infortunato e Cannavaro squalificato, avrebbe avuto una reale possibilità di passare ai quarti.

Tra due fuochi

Nel mezzo si trovò, quindi, l’arbitro Moreno, un “signor nessuno” dall’Ecuador. Forse venne spaventato dall’importanza della squadra italiana, o dal frastuono ultraterreno dello stadio colmo di gente che gridava incessantemente “Ko-ri-a! Ko-ri-a”. L’atmosfera era certamente elettrica.

Ma diventò ancor più febbrile quando i coreani ottennero un rigore che non riuscirono a trasformare. Vieri segnò di testa per l’Italia e, fissando la folla, mise un dito sulle labbra, per chiedere ironicamente al pubblico di fare silenzio. Quest’ultimo, infuriato, iniziò invece a incitare più forte la propria squadra, per spingerla al pareggio prima della scadenza del tempo regolamentare.

Nel gioco veloce, la Corea del Sud riuscì davvero a pareggiare, e così si dovette ricorrere ai tempi supplementari con il golden goal. Il regolamento prevedeva che, con il golden gol, chiunque avesse segnato per primo nei tempi supplementari avrebbe vinto la partita. Moreno, nel frattempo, sembrava stancarsi rapidamente, lottando con se stesso per rimanere al passo con il gioco, mentre i sostenitori coreani, di contro, non mostravano alcun cedimento nell’incitare la propria squadra.

Damiano Tommasi riuscì a segnare per l’Italia, ma Moreno fischiò un inesistente fuorigioco. Successivamente, mostrò il secondo cartellino giallo a Francesco Totti, per una presunta simulazione di fallo da rigore. Totti, però, fu realmente messo a terra e il rigore sarebbe stato sacrosanto. Totti, invece, fu espulso dal campo. Con un uomo in più e la stanchezza degli avversari, i coreani riuscirono a segnare con Ahn Jung-Hwan, il loro miglior giocatore. L’Italia fu quindi squalificata.

Polemica infinita

L’allenatore dell’Italia Giovanni Trapattoni sostenne l’idea di una cospirazione per mantenere il più possibile un paese co-ospitante nel torneo. La tesi fu ripresa dai media italiani e, in particolare, Bruno Pizzul asserì con amarezza che la partita fra Corea e Italia fosse stata una completa rapina.

Mentre la teoria del complotto divampava, l’attenzione si spostò più sull’insufficienza di Moreno. “Una vergogna, assolutamente scandalosa”, dichiarò Franco Frattini, l’allora ministro per la funzione pubblica italiano. La Gazzetta dello Sport lo etichettò addirittura come il “peggior arbitro di sempre”.

E dopo il Mondiale del 2002?

Successivamente, Byron Moreno, la leggenda negativa del calcio mondiale, sarebbe scomparso di nuovo nell’oscurità da cui era venuto. Solo i media italiani rimasero ossessionati dalla sua figura, seguendo addirittura la Coppa del post-Mondiale in Ecuador.

Ma i guai di Moreno non finirono qui. Nella stagione successiva alla Coppa del Mondo del 2002, l’associazione calcio dell’Ecuador lo sospese, a causa di una serie di partite mal gestite. Comparve successivamente in trasmissioni sportive come opinionista, godendo di una modesta fama nel suo Paese d’origine.

Sarebbe stato dimenticato per sempre se solo, nel settembre del 2010, non fosse stato scoperto a New York con 6 Kg di eroina. Per questo motivo fu arrestato e condannato a 2 anni e mezzo di carcere.

Gli fu dato un certificato di buona condotta da parte del direttore del carcere e gli permise un rilascio anticipato dopo soli 26 mesi.

Un perdono mai ottenuto

La richiesta di perdono per il reato commesso non fu accolta dagli sportivi italiani. Buffon, addirittura, asserì che la droga doveva averla già nel 2002, ma in circolo, nel suo stesso corpo.

Insomma, le vicende legate alla partita di quel fatidico ottavo di finale non hanno più smesso di far sentire i loro effetti. Chissà cosa spaventò Moreno in quel giorno. E chissà se la strana storia della Coppa del Mondo di quell’anno non abbia da regalare altri colpi di scena. Di sicuro, Byron Moreno, la leggenda negativa del calcio mondiale, vide in quel mondiale la sua peggior bestia nera.

Conclusioni

  • Moreno è diventato il simbolo del cattivo arbitraggio in Italia e nel mondo;
  • probabilmente, la figura di Moreno era fin troppo debole per poter reggere degli stress altissimi, come durante un Mondiale.

Quanto guadagna un arbitro di calcio? Sono solo i calciatori a guadagnare fior di milioni o la stessa sorte tocca anche ai direttori di gara?

Sai quanto guadagna un arbitro di calcio?

Tutti, o quasi, sanno su quali cifre possiamo aggirarci, quando parliamo delle retribuzioni dei grandi campioni. Invece, riguardo agli arbitri, sembra che l’argomento non attiri a sé molte attenzioni.

Un anno cruciale per la designazione degli ingaggi arbitrali è stato il 2006, quando divampò lo scandalo di Calciopoli. “Cruciale” perché rappresenta un punto di formale rottura con il passato. Prima, infatti, un arbitro di serie A poteva arrivare a guadagnare, a partita, oltre 5.000 euro. Dal 2006, per l’appunto, tale cifra venne rivista al ribasso, giungendo fino a 3.400 euro a partita nella massima serie e 1.700 euro per la serie cadetta.

Ma non è finita. Con l’ascendere di Luigi Collina a presidente dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA), ogni arbitro di serie A avrebbe iniziato a percepire 2.100 euro netti a partita, ma con l’aggiunzione di un fisso variabile in relazione al ruolo internazionale del direttore di gara stesso. Inoltre, ogni iscritto all’AIA avrebbe goduto di un contratto di 30.000 euro biennali; gli arbitri non internazionali di un contratto di 40.000 euro biennali, con almeno 25 presenze; e, infine, gli internazionali di un contratto di 80.000 euro biennali.

Sostanzialmente, insomma, un arbitro al primo anno di servizio nella massima serie percepisce un totale netto di circa 70.000 euro. Non male.

Conclusioni

  • Le dimensioni dei guadagni degli arbitri di serie A, sebbene piuttosto importanti, non si avvicinano nemmeno ad alcuni ingaggi stellari di determinati calciatori, nonostante un tentativo di ridimensionamento apportato alle cifre dopo lo scandalo di Calciopoli.

Come scegliere le scarpe da trail running più adatte alle tue esigenze? Scoprilo in questo articolo

Scegliere le scarpe da trail running non è semplice come sembra. I runners sono atleti competitivi che prestano particolare attenzione al cronometro. Per questo hanno bisogno di una marcia in più e di una qualità di scarpe più alta. Pertanto, scegliere le scarpe giuste può essere un fattore decisivo per il successo finale. Segui queste poche regole, per non sbagliare acquisto.

1. Sentieri adatti a voi

La maggior parte degli allenamenti di trail running si svolgono su erba ben tenuta e ben curata, come su campi da golf o parchi pubblici. Questo tipo di allenamenti sono spesso tecnicamente più difficili da sopportare, rispetto a quelli, ad esempio, su marciapiede, a causa di eventuali radici, rocce o altri ostacoli naturali. Il che significa che avrai bisogno di un paio di scarpe specializzate nel gestire queste irregolarità dei percorsi. Per fortuna, la crescita di questo sport negli ultimi 25 anni comporta un’ampia possibilità di scegliere le scarpe da trail running migliori per il tuo piede e per il tuo stile. Tuttavia, se l’allenamento sarà condotto su strade asfaltate e marciapiedi, come in ambienti urbani, quella della scelta di scarpe ottimali per la corsa su strada è senza dubbio l’unica opzione possibile.

2. Occhio alla durata della stagione di allenamento

Stai per scegliere delle scarpe da trail running per correre per miglia e miglia. Bene, ma non considerare il tempo che speri riescano a durarti guardando il calendario. Per una stagione atletica ci si allena lo stesso di quanto lo si fa nel calcio o nella pallavolo: considera le scarpe in base a questo. Le scarpe che avrai acquistato saranno le vostre migliori amiche per i prossimi tre o quattro mesi, e ciò significa che dovrebbero essere abbastanza leggere da gestire la velocità e gli sprint degli allenamenti, e imbottite a sufficienza da poter sopportare lunghe corse.

3. Qual è la tua andatura?

La maggior parte dei rivenditori specializzati di scarpe da trail running hanno attrezzature e commessi specializzati per determinare correttamente il tuo livello di pronazione. Sia se parliamo di iperpronazione che di ipopronazione, dovresti fare attenzione alla stabilità della scarpa che scegli. Altrimenti, una scarpa neutra andrà comunque sufficientemente bene. Per questo è opportuno chiedere informazioni a un commesso, domandandogli se in negozio è prevista l’analisi della falcata.
Se non hai la possibilità di analizzare in questo modo il tuo modo di correre, guarda le scarpe da trail running che hai già, quelle che vorresti sostituire. Disponile su una superficie piana e guardale da dietro. Noti differenza nella loro altezza? Ora esamina la suola. Qual è il battistrada più consumato? E dove si trova la soletta più compressa? Se è sull’estremità esterna o interna del piede hai rispettivamente un’iperpronazione o un’ipopronazione, e potresti aver bisogno di un paio di scarpe che stabilizzino maggiormente il tuo piede.

4. Flessibilità

Finora, riguardo a come scegliere una scarpa da trail running, abbiamo parlato solo di quanto questa possa essere adatta alla tua andatura, e non abbiamo nemmeno sfiorato l’argomento sull’estetica di una scarpa.
Ammira le linee eleganti, la costruzione e il battistrada. Pensa alla scarpa come a un bozzolo che proteggerà il tuo piede per anni.
Afferra la scarpa per il tallone, posiziona la punta contro il pavimento e cerca di spingerla sul pavimento. Si piega dove si piegherebbe se le stessi indossando? Rimane rigida dalla parte mediale del piede al tallone? La risposta è “sì” in entrambi i casi? Bene. Allora è una valida candidata. In caso contrario, non considerarla neppure: non è la scarpa adatta a te.

5. Provale

Prima di scegliere definitivamente le scarpe da trail running, indossale entrambe. Assicurati che vi sia un minimo di spazio tra la punta del piede e la parte anteriore della scarpa.

Il momento migliore per provare delle scarpe da corsa è proprio dopo una corsa, perché i piedi si gonfiano e andranno a riempire uno spazio maggiore.

Poi, provale facendo jogging lungo il corridoio del negozio. Se sono comode, dovrai poi rispondere a una semplice domanda: le senti anche confortevoli? Se la risposta anche stavolta è “sì”, allora bene: sono delle valide candidate.

6. Non rinunciare all’efficienza per la moda

A cosa ti serve scegliere le scarpe da trail running più cool per una gara, se poi non ti aiutano anche ad andare più veloce? Prova a occhi chiusi tutte le marche e stili di scarpe che soddisfano le tue esigenze e scegli quelle che senti migliori per te.

7. Infine…

La maggior parte degli atleti scelgono di possedere due paia di scarpe da trail running: il primo per l’allenamento, il secondo di riserva, da utilizzare durante la gara. Alcuni runner sacrificano l’imbottitura per avere prestazioni migliori e alleggerire il peso. In tal modo, si è  in grado di accelerare e allungare il passo, correndo in tempi più veloci. Inoltre di solito vi sono punte intercambiabili o mozziconi di gomma che aiutano un runner ad avere più trazione.

Conclusioni

  • Non tutte le scarpe da tail running sono uguali;
  • analizza attentamente le caratteristiche di una scarpa e il tuo stile di corsa, per sapere cosa acquistare.

Sai perché da sempre il calcio si gioca in 11 per squadra? Scometto di no, anche se giochi o fai parte da sempre di un club di tifosi

Perché il calcio si gioca in 11 per squadra, ossia 22 uomini sul campo che inseguono un pallone?

Non possiamo nasconderlo: il calcio è senza dubbio lo sport più seguito e popolare al mondo. Non solo: è anche lo sport più praticato, con milioni di giocatori di 200 nazionalità differenti.

Come nel cricket, nel calcio si gioca in 11 per squadra. Strano: proprio questi due sport contano 11 giocatori (22 in tutto sul campo). Per quale ragione?

Gli antenati del calcio sono stati diversi, e sembra abbiano visto la propria alba in periodi ben lontani dal nostro. Già i Greci e poi i Romani praticavano una sorta di gioco con la palla: la sferomachia i primi, l’harpastum i secondi. Alla signoria di Firenze, probabilmente ispirato al vecchio gioco romano, almeno dal XV secolo venivano organizzate appassionanti partite del cosiddetto “calcio fiorentino”. Si trattava di qualcosa di molto simile al rugby dei nostri giorni, visto che era contemplato l’uso delle mani.

Come è noto, il calcio che conosciamo è nato in Inghilterra nel 1863. Vengono fissate le prime regole specifiche, che ne fecero a tutti gli effetti uno sport separato dal rugby, tra cui il divieto assoluto di toccare la palla con le mani, ad esclusione del portiere, il quale era abilitato a toccare la palla con le mani su tutto il rettangolo di gioco. Solo alcuni anni dopo questa regola cambiò, limitando questa possibilità alla sola area di rigore, prossima alla porta.

Perché proprio in 11?

Bene, interessante: ma non abbiamo ancora risposto alla domanda iniziale.
Insomma: perché il calcio si gioca in 11?

Forse in pochi sanno che il calcio è nato nei college inglesi. Le classi erano composte da 10 studenti, che durante le ore di sport, praticando il nuovo gioco del football, si organizzavano in squadre, disputando dei match fra classi diverse.
E allora i giocatori dovrebbero essere in 10 per squadra anche oggi, penserai. Beh, no. Nel XIX secolo, tra i componenti delle squadre delle classi dei college vi era anche il professore, che entrava in campo come l’11° uomo. Lo stesso avveniva per il gioco del cricket, anch’esso praticato nei college con la stessa logica delle suddivisioni tra squadre.

Conclusioni

  • Se pensavi che il numero 11 dei giocatori in una squadra di calcio fosse solo casuale, devi ricrederti;
  • il gioco con una palla è antico di almeno 2400 anni, ma è in Inghilterra che prende forma il calcio che conosciamo, e precisamente nei college;
  • 10 studenti + 1 professore = 11: ecco svelato il mistero.

Scopri come individuare 10 errori fatali che commetti quando vai a canestro, che impediscono di definire te stesso come un ottimo giocatore

I 10 errori fatali che commetti quando vai a canestro? È facile individuare quali siano gli sbagli più ricorrenti commessi da un giocatore di basket di qualsiasi livello, durante gli allenamenti come durante una partita. Il più delle volte, i tiri realizzati con una tecnica sbagliata non vanno, né potrebbero mai andare, a segno.

Per questo motivo è bene esercitarsi il più possibile nella realizzazione di un buon tiro, acquisendo delle tecniche il cui margine di errore diventa minimo. Dopotutto, le partite si vincono solo se i giocatori di una squadra fanno più punti degli avversari, no?

Scopri i motivi principali, individuati dagli esperti, per cui non puoi ancora reputarti un buon tiratore. Prova a debellarli, così da mettere te stesso nelle condizioni di poter puntare veramente in alto nel tuo stile di gioco.

1 – Posizione dei piedi nel tiro in sospensione

Chi non è adeguatamente orientato verso il canestro ha una probabilità di circa il 2% di andare a segno. Un po’ poco, direi.

Si tratta di un errore già in embrione nel momento in cui avviene la ricezione della palla, e deve essere corretto al fine di rivolgerti a canestro nella consueta e corretta posizione di tripla minaccia.

2 – Posizione dei piedi nel tiro libero

Se durante la preparazione del tiro i piedi sono posizionati correttamente, spesso avviene che l’errore venga commesso al momento stesso del tiro.

Spingendoti con le gambe, con la loro successiva distensione, il ruolo dei piedi diventa fondamentale per andare a segno. Ed è per questo che risulta sbagliatissimo “dimenticare” le punte dei piedi sul terreno di gioco, o addirittura anche i talloni.

3 – Posizione delle ginocchia

Ginocchia e gambe rigide non ti consentono di dare il giusto carico al tiro. Prova a essere più fluido, armonizzando il movimento delle gambe con quello del resto del corpo.

Il caricare malamente il tiro durante il piegamento, prima di darti la spinta che ti consente di effettuarlo, ti porta a della fatica inutile. E quasi certamente – prova a indovinare… – non andrai a segno. Tra i 10 errori fatali che commetti quando vai a canestro, questo è uno dei più ricorrenti.

4 – La mano sul pallone

Ti stupirà sapere che, tra i 10 errori fatali che commetti quando vai a canestro, questo è quello sicuramente più frequente. Molti giocatori effettuano un posizionamento della mano errata, immediatamente dopo il tiro e già dalla sua preparazione, avvolgendo la palla con la mano sulla sua superficie.

Se a questo grave errore ne aggiungi altri, allora ci sono tutti gli indizi che portano alla conclusione che:

  • o hai ancora molto da imparare;
  • o hai semplicemente sbagliato sport e faresti bene a pensare di rivolgerti al lancio del peso.

5 – Posizione del gomito

Il gomito largo, sia nel tiro in sospensione che libero, non è necessario per una corretta esecuzione del tiro. In questo modo andresti fuori dalla linea occhio-canestro, mancando ancora il bersaglio.

6 – Posizione del braccio

Ciò che spesso viene trascurato è la totale estensione del braccio, che prepara alla stoccata – “frustata”, in gergo – del polso. Molti tiri sono effettuati con il braccio piegato a un angolo eccessivamente ottuso. Per questo il tiro ha molto spesso un esito da dimenticare.

Altro errore, con risultato analogo, è quello di riportare il braccio all’indietro, subito dopo aver effettuato tiro. in questo modo non puoi che dare poca precisione al pallone.

7 – Posizione del polso

Non pieghi il polso quando fai un qualsiasi tiro? Beh, adesso non ho più dubbi: hai davvero sbagliato sport.

La “frustata” del polso è l’elemento caratteristico del basket. Se ti manca questo ti manca tutto, visto che non ti sarà possibile dare un effetto al pallone.

8 – Mano e chiusura del tiro

Rilasciando il pallone, mentre effettui il tiro, la mano non deve ruotare sul polso verso l’interno o l’esterno. Non occorre che ti dica – ma te lo dico lo stesso – che ciò dà al pallone una traiettoria sufficientemente errata, tanto da portarlo all’impatto con l’anello del canestro e alla sua conseguente uscita.

9 – Posizione delle dita

Se posizioni male le dita sul pallone, nonostante tu stia rispettando attentamente tutti gli altri punti, preparati: anche qui, sbaglierai certamente il bersaglio.

Con un adeguato posizionamento delle dita sul pallone, avrai il controllo assoluto della palla. Per questo devi fare attenzione a non tenerle troppo aperte o troppo chiuse, troppo rigide o troppo “molli”. Devi piuttosto trovare il giusto equilibrio tra queste quattro componenti, avendo cura di non lasciare pollice o mignolo per ultime sul pallone, dopo aver scagliato il tiro.

10 – L’importanza della mira

Porre fermamente lo sguardo sul tuo obiettivo è l’arma definitiva che ti porterà a canestro. Invece, pur mantenendo una postura e una tecnica eccellente, ti perdi in un bicchier d’acqua, al momento di mirare.

Non distogliere lo sguardo dal canestro, quando hai deciso di andare a tiro. Questo accorgimento sarà la ciliegina sulla torta del tuo stile, che diventerà davvero professionale anche se sei solo un amatore.

Conclusioni

  • I 10 errori fatali che commetti quando vai a canestro ti impediscono di diventare un ottimo giocatore;
  • se commetti anche uno solo degli errori qui illustrati rischi continuamente di compromettere la tua performance di gioco.

Scopri come acquistare le scarpe da basket adatte a te, al tuo ruolo, al tuo stile e al tuo livello di gioco: la tua performance avrà una marcia in più

Vuoi sapere come acquistare le scarpe da basket adatte a te?

Dì la verità: credevi che una scarpa da basket valesse l’altra. O che gli unici parametri di scelta fossero la bellezza e la comodità. Sbagliato.

Leggi questo articolo, per conoscere le caratteristiche più importanti di una scarpa da basket e non sbagliare acquisto.

Da’ uno sguardo alla suola

Parliamo subito di cose concrete: come si muovono i giocatori sul campo di gioco? Con movimenti rapidi e gioco di gambe multidirezionale, ecco come. E le scarpe da basket devono tenere il passo con un ritmo di gioco adeguato.

La suola è il fondo in gomma della scarpa, e garantisce il supporto, la struttura, la protezione e la presa. Nel basket, le suole hanno di solito una struttura a spina di pesce.

Più scarpe da basket moderne sono dotate di modelli esagonali, che offrono una millimetrica trazione sulle zone chiave della suola. Chiedi sempre informazioni ai commessi sul prodotto che stai provando, per conoscere i dettagli del modello e le caratteristiche di trazione della scarpa.

“Collo alto” o “collo basso”?

Le scarpe da basket hanno due forme fondamentali: possono essere a “collo alto” o a “collo basso”.

Quelle a “collo alto” sono dotate di un collare esteso alla caviglia, spesso imbottito, che fornisce il supporto in più durante il gioco. Questo design ti offre un look più “tradizionale”, perché questo tipo di scarpa è quello utilizzato in larga scala già agli albori.
Le scarpe a “collo basso” hanno un paramalleoli inferiore, e tende essere una scarpa più leggera.

Vuoi sapere qual è la scarpa più giusta per te? Beh, è facile, perché in gran parte è una semplice questione di preferenza personale. Se sei un giocatore che si basa sulla velocità, allora farà certamente al caso tuo un tipo di scarpa più leggero (quello a “collo basso”); se invece sei un giocatore aggressivo, avrai certamente bisogno di un migliore assetto (e quindi di scarpe a ‘“collo alto”).

Assorbire l’urto

Una scarpa che fornisca un assorbimento degli urti è fondamentale per i giocatori di basket di tutti i livelli. Se vai a leggere le informazioni su un prodotto, scoprirai che molte scarpe vengono rivestite da una schiuma di poliuretano e altri tipi di materiale sintetico “gommoso”. Ma spesso sono dotate anche di un supporto tessile interno o di una soletta, capace di assorbire persino l’umidità del piede.

Alcuni produttori di calzature inseriscono una sacca d’aria nel corpo della scarpa, per assorbire maggiormente l’impatto del piede sul campo durante la corsa e negli scatti durante il gioco. Questa sacca può aggiungere però un po‘ di peso alla scarpa, ma certamente sale il livello di comfort che avrai in campo.

Conclusioni

  • se vuoi sapere come acquistare le scarpe da basket adatte a te, va’ oltre l’estetica e la comodità;
  • La struttura della suola è fondamentale per un comfort adeguato durante il gioco;
  • non sai che scarpe da basket scegliere? Semplice: se sei un giocatore veloce scegli quelle a “collo basso”; se sei un giocatore “duro”, scegli quelle a “collo alto”;
  • usa sempre delle scarpe che siano in grado di assorbire adeguatamente gli urti.

Segui la guida che ti proponiamo su come scegliere le scarpe da tennis adatte a te. Troverai le scarpe da gioco perfette per la tua performance

Si sa: il tennis è un gioco fatto di fermate e ripartenze veloci, sprint brevi e frequenti spostamenti laterali. Per questo hai bisogno di una guida su come scegliere le scarpe da tennis adatte a te, che siano in grado di resistere a un gioco così ricco di sfaccettature, di velocità, di attimi da cogliere.

È perfettamente naturale che, per effettuare il giusto acquisto, tu debba pensare:

• allo stile della scarpa;

• al tuo stile di gioco;

• alla superficie di gioco;

• alla tipologia di piede.

Scelta in base al materiale della scarpa

È importante che tu distingua tra scarpe da tennis e altri tipi di calzature, prima di effettuare un acquisto. Ecco un breve elenco di tipologie di modelli:

• alcuni tipi sono progettati in base alle frequenti fermate e ripartenze sul campo di gioco, tali da agevolare in maniera determinante il tuo stile;

• alcune scarpe sono in genere relativamente piatte, con modelli ideati a partire dalla suola, il tutto secondo il tipo di superficie del campo di gioco;

• altri tipi di scarpe hanno tacchi più spessi, morbidi, che riducono e ammortizzano il peso, così da abbassare l’eventuale impatto del piede sul campo;

• quelle che siamo abituati a chiamare genericamente “scarpe da ginnastica” sono invece progettate per i movimenti ripetitivi in avanti, ovvero la corsa o la camminata.

Scelta in base allo stile di gioco

Giocatore da fondo campo

Per questo tipo di giocatore:

• il tipo di scarpe necessario richiede specialmente un supporto laterale;

• è necessaria anche una suola altamente durevole, a causa del movimento laterale continuo.

Giocatore “serve-and-volley”

• Un giocatore “serve-and-volley” gioca maggiormente più in prossimità della rete;

• questo tipo di giocatore fa spesso scivolare la parte posteriore del piede lungo la superficie di gioco durante il servizio. Per questo sarà più adatta una scarpa con una punta resistente e un mediale all’interno dell’arco.

Scelta in base alla superficie di gioco

Il tipo di superficie di gioco su cui dovrà avere un impatto la scarpa da tennis è un altro importante parametro per un acquisto adeguato alle tue necessità. Una superficie di campo dura, come il calcestruzzo, richiede scarpe con una durata più lunga, mentre una superficie morbida come l’erba avrà bisogno di scarpe con più trazione sulla suola.

Campo duro (calcestruzzo)

• Le scarpe da tennis per i campi duri sono progettate con una maggiore durata, offrendo una suola e una tomaia più resistenti;

• le suole possono usurarsi più velocemente. Per questo devi essere sicuro di sapere come scegliere le scarpe da tennis adatte a te che abbiano una suola idonea e, se necessario, sostituire quelle non adatte che avete già in casa;

• materiali superiori e suola sono progettati con l’utilizzo di pelle o vinile.

Morbido o terra battuta

Le scarpe da tennis per campi morbidi sono progettate per favorire la trazione. La suola è però piatta, per non danneggiare il campo. E la tomaia è molto flessibile, perché non venga limitato il movimento della tua corsa verso la palla.

Per più superfici

Esistono anche scarpe progettate per il gioco su varie superfici, che permettono di giocare su un campo duro o morbido senza che vi sia una differenza rilevante.

Scelta in base alla tipologia di piede

Tieni conto del tuo tipo di piede, prima di scegliere le scarpe da tennis. Ci sono tre tipi fondamentali di piede:

• con iperpronazione;

• neutro;

• con ipopronazione.

Per sapere esattamente a quale tipologia appartiene il tuo piede, e quindi come scegliere le scarpe da tennis adatte a te, un semplice test sul bagnato ti aiuterà a determinarlo. È semplice: bagna il tuo piede e poggialo su un pezzo di carta (sì: va bene anche quella del pane). Le caratteristiche dell’impronta ti faranno comprendere a quale tipologia appartiene il tuo piede.

Iperpronazione

Se vedi un’impronta completa, il tuo piede sarà con iperpronazione, e tenderà ad andare verso l’interno durante ogni passo. Per questo hai bisogno di una scarpa da tennis che possa stabilizzarlo.

Neutro

I tuoi piedi sono neutri se uno spazio moderato è visibile nella zona dell’arco. Gli atleti con un tipo di piede neutro, in genere, possono provare praticamente qualsiasi scarpa da tennis.

Ipopronazione

I piedi con ipopronazione lasciano un grande spazio aperto sull’interno.

Questo tipo di piede tende ad andare verso l’esterno a ogni passo. Ti servirà, quindi, un tipo più flessibile di scarpa, così da alleviare eventuali problemi d’urto e rendere i movimenti laterali più rapidi.

Conclusioni

  • Non tutte le scarpe da tennis sono uguali;
  • per ottenere il massimo dalle tue performance, devi trovare le scarpe adatte al tuo stile di gioco;
  • se hai acquistato inconsapevolmente delle scarpe inadatte a te, provvedi in fretta a sostituirle.

Vuoi sapere il motivo per cui non riesci a staccare gli occhi dal gioco, quando guardi una partita? Ecco perché il calcio è lo sport più bello del mondo

Perché il calcio è lo sport più bello del mondo, quando tra i risultati possibili di una partita è contemplato anche un deludente 0-0? Se mettiamo da parte questo piccolo “neo”, possiamo scoprire le motivazioni per cui questo sport – uno dei pochi in cui non vengono usate le mani, portiere a parte – è tra i più seguiti e praticati al mondo.

1. Il calcio è uno sport globale

Il calcio è lo sport più giocato al mondo e non è esclusivo di un determinato Paese. Conta qualcosa come 265 milioni di giocatori attivi in tutto il mondo, circa il 4 per cento della popolazione mondiale. Se vogliamo fare un paragone, altri sport, come il football americano, sono prevalentemente giocati in un solo Paese.

2. Le regole sono semplici

Dare o prendere un paio di calci, fuorigioco, calci d’angolo, cartellino giallo o cartellino rosso. Qualsiasi cosa accada, devi solo fare in modo di buttare la palla in rete senza usare le mani. Se non è del tutto semplice farlo, se sei un giocatore, è piuttosto facile da capire, no?

3. Occorre un’attrezzatura minima per gli allenamenti

Impostare dei coni su un percorso, delle sagome per i calci di punizione, delle porte dotate di reti e usare una palla adatta e gonfiata adeguatamente non è difficile. Usare delle buone scarpe, che siano adatte al tuo piede e al terreno di gioco, è sicuramente importante, ma anche questo non è certo un requisito impossibile da ottenere.

4. Si può giocare sempre e ovunque

Non esiste un brutto momento per una partita veloce, né un terreno di gioco inadatto (si gioca persino sulla spiaggia). Ecco perché il calcio è lo sport più bello del mondo: semplicemente non ha limiti e, per questo, è espressione di libertà.

5. Le dimensioni corporee di un giocatore contano meno di agilità e velocità

Nel calcio conta certamente il gioco di squadra, ma non c’è dubbio che sono i singoli campioni a fare la differenza. Ben pochi di loro, però, hanno una stazza notevole. Infatti, alcuni dei migliori giocatori al mondo, come Messi, Maradona o Romario, superano a malapena il metro e sessanta di altezza.

6. Devi mantenerti costantemente in forma

Di certo, il calcio non è fatto per coloro che sono a corto di fiato. Correre per 90 minuti su un rettangolo di gioco è senza dubbio impegnativo, e per giocare per un’intera partita avrai bisogno di tenerti allenato. Mai abbassare la guardia.

7. La maggior parte degli sport sono stagionali. Ma non il calcio

La maggior parte dei giocatori professionisti sono occupati in un campionato, relativo alle categorie di ogni singolo Paese. Ma anche in una coppa nazionale e in un campionato continentale, che si svolgono tutti nello stesso periodo di tempo annuale. Se questo non bastasse, quasi ogni estate c’è una coppa internazionale per formazioni nazionali, per non parlare delle amichevoli estive o dei gironi di qualificazione alle coppe continentali per nazioni o ai mondiali.

8. La coppa del Mondo: un grande momento di sport

La Coppa del Mondo FIFA è l’evento sportivo più seguito al mondo. Perché il calcio è lo sport più bello del mondo? Pensa che sono state circa 715 milioni le persone che hanno visto la finale del 2006 in Germania, mentre il campionato in Sud Africa, nel 2010, è stato trasmesso in 204 paesi su 245.

9. Grazie alle amichevoli non spendi una fortuna per vedere una bella partita

Un’amichevole è esattamente ciò che dice di essere: due squadre giocano per divertimento, senza che ciò influisca su una qualsiasi graduatoria. Per fortuna se ne svolgono moltissime, durante l’anno, perché non tutti possono permettersi di assistere a una partita di una Coppa del Mondo.

10. Il calcio è bello da guardare

Perché il calcio è lo sport più bello del mondo? Fondamentalmente per il suo gioco. Come non rimanere ipnotizzati dai giochi di gambe che sembrano far sparire un pallone? Certo, dipende da quali partite vai a vedere e quali giocatori si trovano sul rettangolo di gioco. Ma è anche vero che in ogni categoria è possibile vedere dei colpi da maestro (o di fortuna) che possono lasciarti a bocca aperta. A maggior ragione, è più facile assistere a una bella partita, quando nelle squadre che si stanno affrontando si trovano dei giocatori “ispirati”. Questi ultimi possono condurre un campionato complessivamente mediocre, ma che sono in grado di “indovinare” una partita (per il ruolo e per la forma fisica di quel preciso momento), così da realizzare dei colpi tali da far invidia ai migliori giocatori del mondo.

11. Il gioco di squadra: ogni giocatore può essere importante per la squadra

Ogni squadra conta 11 giocatori. Ognuno ha un compito specifico, ma ogni posizione – anche quella dei portieri – può prevedere un posizionamento diverso rispetto al proprio ruolo, così da contribuire attivamente al gioco, a prendere un calcio di punizione e persino a segnare.

12. Le donne nel calcio

Sapevi che esiste una Coppa del Mondo femminile che ha un discreto seguito? E il calcio femminile è altrettanto eccitante da guardare. La Coppa del Mondo femminile 2011 ha battuto ogni record di audience, con milioni di spettatori in tutto il mondo. Molti paesi hanno delle leghe calcistiche per donne, e l’abilità delle giocatrici non ha nulla da invidiare a quella dei colleghi uomini.

13. La sportività è una componente importante

Anche se ci sono forti rivalità, i giocatori di solito si rispettano l’un l’altro per i rispettivi talenti e l’amore per il gioco. Ciò diveta evidente quando i giocatori usano scambiarsi le maglie di gioco, alla fine di una partita.

14. I cronisti che seguono le partite

Ti chiedi ancora perché il calcio è lo sport più bello del mondo? Allora pensa anche a questo: in quale altro sport è possibile percepire la palese emozione nell’estenuante grido di gioia per un goal, anche da parte di un telecronista (specie se italiano o sudamericano)? Basti conoscere un personaggio come Tiziano Crudeli, per capire di che parliamo.

15. Ci sono sempre delle nuove star

Giocatori come Paulo Dybala, calcisticamente nato nel Palermo e poi consacrato campione nella Juventus, sono solo un esempio. Grandi giocatori appaiono e scompaiono dalla scena di questo sport, eppure ogni anno, a livello mondiale, compare una stella in più nell’universo del calcio.

16. E vogliamo parlare dei festeggiamenti di un giocatore che ha appena segnato?

Alcuni dei festeggiamenti dei giocatori che hanno appena segnato sono addirittura esilaranti. Possono riguardare il singolo o il gruppo. In quest’ultimo caso, possono essere preparati preventivamente prima di una partita o di un campionato.

Conclusioni

  • Il calcio è per tutti, senza distinzioni di età, nazionalità, sesso, clima o religione;
  • ogni sfaccettatura porta ad appassionarti: dal tipo di gioco al ruolo dei giocatori, dall’esultanza del telecronista a quello del marcatore.

 

Vuoi sapere come arbitrare partite di calcio giovanile e poterlo raccontare? Ecco alcune regole per fare un buon lavoro e rischiare poco

Il titolo che ho dato a questo articolo, “Arbitrare partite di calcio giovanile e poterlo raccontare”, è certamente ironico. Ma non troppo.

C’è una tale carenza di arbitri qualificati che la maggior parte degli allenatori di calcio giovanile sono costretti ad arbitrare almeno un paio di partite casalinghe ogni stagione, nonostante non sia compito loro.

Perché voi arbitri siete poco propensi ad affrontare delle partite di calcio giovanile è semplice: subite molto spesso massicce contestazioni da spettatori adulti.

Gli allenatori sono sempre tenuti ad accettare le vostre decisioni (anche quando sono errate). E per etica professionale non dovrebbero mai esprimere un giudizio sull’arbitraggio.

Ma gli allenatori devono anche assumersi la responsabilità delle azioni dei genitori dei loro ragazzi. Se una madre, un padre o dei nonni iniziano a gridare contro di voi, l’allenatore dovrebbe intervenire immediatamente e cercare di contenere la rabbia del pubblico.

Invece, molti allenatori latitano nell’adempimento di questa funzione. E, in alcuni casi, sono proprio gli allenatori a essere i peggiori attaccabriga.

Iniziamo con i consigli. Prima della partita…

… provvedi a spendere qualche minuto per ispezionare il terreno di gioco. Curati che non vi siano escrementi di cani o di gatti (a proposito: prendi alcune buste di plastica con te), copri le eventuali buche e rimuovi gli oggetti appuntiti che potresti trovare. L’area di gioco deve essere ragionevolmente sicura.

Assicurati poi che le bandierine siano ben fissate sul terreno e che le reti siano ben agganciate ai supporti.

Stringi la mano agli allenatori e saluta tutti i giocatori. Sii amichevole e sorridi: smorzerai già in partenza eventuali tensioni.

Durante il gioco

1. Non conosci le regole?

Non è necessario conoscere tutte le regole del calcio per arbitrare una partita fra bambini. È sufficiente sapere che:

  • quando la palla attraversa interamente la linea di porta è goal;
  • se un giocatore (a eccezione del portiere) prende la palla con le mani volontariamente deve essere dato un fallo alla squadra avversaria;
  • se la palla attraversa la linea laterale deve essere rimessa in gioco con le mani; se attraversa la linea di fondo deve essere effettuato un calcio di rinvio dal fondo o un calcio d’angolo.
  • se un giocatore dà calci all’avversario, lo trattiene o lo spinge, allora deve essere fischiato un fallo.

Ma per arbitrare partite di calcio giovanile e poterlo raccontare, ricorda che i falli sono spesso causati da scarsa tecnica o da un eccessivo entusiasmo. Non sono causati da una cattiva intenzione.

Quindi non devi solo fischiare. Se un giocatore fa un errore, evita di scendere al suo livello e spiegagli, piuttosto, cosa ha fatto di sbagliato. Poi fa’ riprendere il gioco.

Se accade qualcosa di insolito – come la comparsa improvvisa di un cane in campo che, spingendo la palla col naso, riesce a buttarla dentro la porta – devi comunque prendere una decisione. Non importa se sarà giusta o sbagliata. Tu sei l’arbitro e quello che dirai andrà fatto.

2. Il tempo

Indossa un cronometro al polso. Assicurati che abbia dei grandi tasti e di averlo provato prima della gara. E sta’ attento a non premere accidentalmente il tasto di pausa, così da non giocare per sbaglio del tempo in più.

Alla fine del primo tempo

Per arbitrare partite di calcio giovanile e poterlo raccontare, prova a stare lontano dai giocatori durante l’intervallo. Rilassati con una tazza di caffè o di thè: hai bisogno di lucidità, semmai l’avessi persa durante il primo tempo.

Alla fine della partita

Indipendentemente dal risultato, va’ a stringere la mano agli allenatori e fa’ dei complimenti a tutti i giocatori.

Se gli spettatori ti urlano contro

Se gli spettatori che inveiscono contro di te sono tifosi della squadra che ha perso, chiedi al loro allenatore di fare da mediatore per riportare l’ordine. Fa’ in modo che vengano convinti che ogni partita ha una fine, mentre la vita continua ed è qualcosa di ben diverso.

Questo, di solito, basta per fermare ogni atto di rabbia del pubblico. Se il cattivo comportamento dovesse continuare allora chiedi all’allenatore che i responsabili siano allontanati. Se dovessero rifiutarsi anche di allontanarsi, allora sarai costretto a sospendere la partita, se ancora in corso.

Dai all’allenatore il tempo di cercare una soluzione. Ma se i malintenzionati rimangono in prossimità del campo, allora non potrai far altro che abbandonare la partita. Di sicuro, non dovrai sentirti in colpa per averlo fatto.

Dopo la partita

Fa’ una doccia. Vai a casa e distraiti con un hobby: ne avrai bisogno per poter rientrare nella quotidianità e prepararti mentalmente alla prossima gara.

Conclusioni

  • iI modo in cui i tifosi reagiscono a una tua decisione in campo dipende molto dal tuo atteggiamento. Sii accomodante, gentile e sorridi a tutti;
  • delega l’allenatore, se vuoi che torni l’ordine in campo e sugli spalti: è un suo compito.

Come e quando è nato lo sci che conosciamo? Ecco la sua storia, partendo dall’uomo di Cro-Magnon fino ad arrivare alla seggiovia dei giorni nostri

Vuoi sapere come e quando è nato lo sci che conosciamo? Ecco la sua storia, avvincente e ricca di sorprese.

La Preistoria

Lo sci è stato inventato addirittura prima della ruota. Ventiduemila anni fa, l’uomo di Cro-Magnon era già abituato a legare due bastoni ai piedi per scivolare sulla neve, ma la sua intenzione non era certo quella di divertirsi o di provare il brivido di una discesa. Lo sci è nato in un contesto dove la sopravvivenza era la prima necessità delle prime comunità umane.

Dei disegni rupestri indicano che l’uomo avrebbe iniziato a usare gli sci durante l’ultima era glaciale. I più antichi reperti di sci, però, provengono dal più recente periodo Mesolitico. Frammenti di oggetti simili a degli sci, scoperti nel 1960 dall’archeologo Grigoriy Burov, risalgono al 6000 a.C., nel nord della Russia.

L’Antichità, il Medioevo, l’Età Moderna

Sci e racchette da neve sono stati inventati per attraversare zone umide e paludose, durante le gelate invernali. Hanno permesso all’uomo di viaggiare con le renne durante le stagioni fredde con il fine di cacciare le alci per la tundra ghiacciata. Gli sci sono stati ampiamente utilizzati anche in Asia centrale e in Europa, mentre le racchette da neve sono diventate più comuni nel Nuovo Mondo – probabilmente perché la neve era più compatta e meno morbida che nel Vecchio Mondo.

Una nuova era per lo sci è iniziata per fini militari. Nel 1760, l’esercito norvegese svolse delle gare di abilità che riguardarono lo sci in discesa, attorno agli alberi. Queste gare sono di fatto diventate precorritrici degli sport olimpionici. Ma la prima vera gara nazionale ha avuto luogo a Oslo nel 1860.

Successivamente, lo sci ha iniziato a prendere piede come una nuova disciplina sportiva a tutti gli effetti. Il 1880 ha segnato il passaggio dallo sci nordico (di fondo), allo sci alpino, perché la voglia di provare l’adrenalina di scivolare giù da una montagna aveva affascinato molto di più la massa, rispetto allo sci praticato su un piano. Questa evoluzione ha reso infine le Alpi il nuovo centro del mondo dello sci.

L’Età Contemporanea

Se vuoi sapere come e quando è nato lo sci che conosciamo, sappi che, nel 1924, le prime Olimpiadi invernali sono state tenute a Chamonix, in Francia. I Giochi prevedevano solo la pratica dello sci più consolidato, ovvero quello nordico. Ma lo sci alpino venne incluso nei Giochi Invernali del 1936 a Garmisch-Partenkirchen, in Germania. Nello stesso anno, la seggiovia veniva inventata negli Stati Uniti, rivoluzionando lo sci come una vera e propria attività ricreativa.

Lo sci inteso come hobby ha continuato a crescere tra il 1955 e il 1965, diventando accessibile a tutti. Gli sci in metallo, inventati agli inizi del 1950, hanno reso più facile la pratica di questo sport. Nel 1960 è stato inventato lo stivale in plastica, perché quelli in pelle avevano delle controindicazioni piuttosto fastidiose. Tutti questi progressi tecnologici hanno portato una maggior facilità d’uso e un maggior controllo sulle piste.

Le località storiche

Alcune località storiche sono ancora oggi attive. Gli sciatori che siano veramente appassionati di questo sport non possono non visitare uno di questi monumenti della storia dello sci contemporaneo:

  • la stazione sciistica francese di La Clusaz, a circa un’ora da Ginevra, in Svizzera. Esistente dal 1907, è una delle più antiche. La Clusaz non è altro che un villaggio: se la visiti ti accorgerai subito della differenza con le piste da sci più grandi e moderne.
  • Anche nella Francia sud-orientale, Chamonix Mont Blanc ha avuto l’onore di ospitare i Giochi Olimpici Invernali nel 1924. È ancora oggi considerata una delle migliori stazioni.
  • Alta in Utah e Sun Valley in Idaho sono tra prime stazioni sciistiche americane (1930). La prima seggiovia è stata installata a Sun Valley nel 1936, dopo la sua invenzione da parte dell’ingegnere James Curran.
  • Il comprensorio sciistico di Mürren è uno dei più antichi della Svizzera. I fan di James Bond ricorderanno che è stato utilizzato come sfondo per le scene del film Al servizio segreto di Sua Maestà, nel 1969.
  • Il Quebec è sede di una delle località sciistiche più antiche e rinomate del Canada: Mont-Tremblant. A solo un’ora da Montreal, Mont-Tremblant è stata la prima località del Paese a installare una seggiovia.

Ovunque tu decida di andare, è utile ricordare che puoi trarre molto più godimento da questo sport, se sai qualcosa sul suo passato.

Conclusioni

  • Come e quando è nato lo sci che conosciamo? La storia dello sci ha radici antiche, che attraversano il tempo e lo spazio di gran parte dei continenti;
  • quando pratichi lo sci, a qualsiasi livello, tieni presente anche il passato di questo glorioso sport. Lo apprezzerai maggiormente.

Scopri l’equipaggiamento del perfetto arbitro di calcio, per avere una sempre maggiore efficienza e un margine di errore sempre più basso

L’equipaggiamento del perfetto arbitro di calcio esiste ed è disponibile per tutti coloro che intendano avere una marcia in più nella propria professionalità ed efficienza.

L’equipaggiamento del perfetto arbitro di calcio

La tecnologia ha una corsia preferenziale nella scelta dell’equipaggiamento. Non importa la categoria di gioco in cui sei solito arbitrare. Sappi, però, che non eliminerai del tutto la possibilità di commetere degli errori, ma avrai almeno fatto di tutto per non commetterne di molto gravi.

Ho preso ad esempio l’equipaggiamento utilizzato in Inghilterra, perché so con certezza si tratti di uno dei contesti più moderni e innovativi. Gli accessori elencati di seguito, nel loro totale, sono 14. Penne e monetine rimangono degli oggetti del tutto personali.

  • L’equipaggiamento del perfetto arbitro di calcio dovrà contemplare un auricolare. Ti consente di ascoltare i guardalinee e il quarto uomo, se avviene qualcosa che i tuoi occhi non sono riusciti a inquadrare. Non disporrai, così, solo dei tuoi occhi ma anche di quelli dei tuoi collaboratori, con il tramite del tuo udito.
  • Il microfono ti permette di comunicare con i tuoi assistenti. Puoi richiedere brevi approfondimenti o specifiche su qualcosa che ti è appena stato segnalato. Potrai così capire con una maggiore obiettività se è il caso fischiare o lasciar correre.
  • Il cavo serve a collegare l’auricolare e il microfono alla batteria. Viene nascosto sul retro della divisa, perché ti dia fastidio il meno possibile.
  • La penna, come ti dicevo, potrai portarla da casa. Ti servirà per segnare sul taccuino ammoniti, espulsi o, eventualmente, altri dettagli che intendi tenere a mente.
  • La batteria e il radioricevitore sono ovviamente indispensabili al funzionamento di auricolare e microfono. In particolare, i più moderni ricevitori evitano che vi siano delle interferenze esterne, basandosi su sistemi militari di ricezione.
  • Il cartellino rosso, deve preferibilmente trovarsi a portata di mano durante la partita. È bene tenerlo in un taschino diverso da quello in cui tieni il cartellino giallo o il taccuino. Sarai così pronto a estrarlo nell’esatto istante in cui ne avrai bisogno.
  • Il cartellino giallo, che devi tener in un diverso taschino rispetto al rosso, può essere integrato con un adesivo sul retro, sostituibile a ogni partita. Quest’ultimo serve per annotare i nomi e i numeri dei giocatori ammoniti.
  • Il ricevitore delle bandierine è un oggetto che vibra quando il guardialinee preme il bottone sul manico della bandierina. Segnala un fuorigioco o un fallo.
  • La fascia per il battito cardiaco è un accessorio collegato a un nastro che viene avvolto attorno al petto. Serve a misurare il tuo battito cardiaco, inviando i dati al cardiofrequenzimetro.
  • Il cronometro ti consente di tenere traccia dei 90 minuti, più ciò che designerai come extratime.
  • Il display per la goal-line technology è lo strumento più avanzato che inserisco in questa lista. Sembra un comune orologio da polso, ma serve per monitorare e convalidare eventuali goal “fantasma”. Mostra la scritta “GOAL” quando la palla oltrepassa interamente la linea di porta.
  • La bomboletta spray, in uso a partire dai Campionati Mondiali di Calcio del 2014, serve a far rispettare alla barriera la distanza di 9,15 metri dal pallone, sui calci di punizione. Viene inserita in una cintura fissata ai pantaloncini.
  • Non puoi fare a meno del fischietto di scorta. Il fischietto dovrà essere di quelli che emettono un suono udibile in mezzo a una folla di tifosi che incitano la propria squadra (il Fox 40).
  • Alla monetina, come già accennato, potrai provvedere tu stesso come meglio credi, come già fanno numerosi arbitri professionisti.

Conclusioni

  • Essere equipaggiati al meglio non eliminerà la possibilità che vi sia un errore umano nelle tue decisioni, ma potrà aiutarti a sbagliare sempre di meno;
  • la tecnologia viene in aiuto a un gioco in cui la figura dell’arbitro ha sempre avuto forti problematiche.

Cosa sono le colonne d’acqua e perché si usano? Leggi questo articolo per scoprire il significato di questa espressione, nel settore dell’ abbigliamento

Non sei certamente il primo a chiederti cosa sono le colonne d’acqua e perché si usano. E forse non sarai l’ultimo: ecco il motivo di questo breve articolo.

La colonna d’acqua indica il grado di impermeabilità dei tessuti di un capo. Non è altro, in poche parole, che la pressione, misurata in millimetri, che può essere esercitata su un materiale, prima che l’acqua riesca a penetrarlo.

Una colonna d’acqua si misura tenendo conto di una quantità di acqua che ha come limite i 1300 mm. Oltre a questo limite, il capo d’abbigliamento risulterà impermeabile. Se ci atteniamo a valori inferiori a questo (400 – 1300 mm) il tessuto risulterà idrorepellente.

La norma ISO 811

La norma che stabilisce questo parametro si chiama ISO 811, e determina un rapporto direttamente proporzionale molto semplice: più alta risulta la colonna d’acqua, maggiore è l’impermeabilità secondo il tempo di esposizione all’acqua.

Meglio un’alta o una bassa impermeabilità?

Una controindicazione di un tessuto ad altissima impermeabilità? Stavolta parliamo di un rapporto inversamente proporzionale: più alta è l’impermeabilità, minore è la capacità del tessuto di far traspirare la pelle. Esistono in commercio capi con ben 28.000 millimetri di colonna d’acqua: insomma, proprio come un cellophane di plastica. Certamente l’acqua non riuscirà a passare, ma iniziando a muoverti inizierai anche a sudare come un cammello, infradicendoti ugualmente.

Simili gradi di impermeabilità possono essere idonee per una tenda o per qualsiasi altra cosa per cui non occorre prevedere una traspirazione della pelle. Per questo è preferibile una giacca con una colonna d’acqua capace di proteggerti da una pioggia leggera, che sia però molto traspirante. Se dovessi trovarti sotto un diluvio, allora ti consiglio di indossare un impermeabile a poncho: ti riparerà del tutto, ma lascerà comunque uno spazio perché vi sia un adeguato ricambio d’aria, così che la produzione di sudore rimanga limitata. Ricorda che il sudore, insieme al vento, è il nemico numero uno della tua salute durante l’inverno.

Conclusioni

  • La colonna d’acqua indica entro che limite l’acqua riesce a rimanere fuori da un tessuto.

Ti sei mai chiesto cos’è il Gore-Tex® e a cosa serve? Ecco quanto serve sapere su uno dei tessuti più innovativi per chi fa sport

La storia del Gore-Tex®

Cos’è il Gore-Tex® e a cosa serve?

Il Gore-Tex® è un tessuto a strati co-inventato da Wilbert L. Gore e dal figlio Robert W. Gore. Già nel 1969, Wilbert L. Gore ideò un materiale innovativo per l’epoca, il politetrafluoroetilene espanso (ePTFE), nato dall’allungamento di aste di politetrafluoroetilene (PTFE) riscaldato. La sua scoperta è stata, in pratica, un incidente felice, visto che l’intenzione dell’esperimento era diversa dal risultato ottenuto. Successivamente, invece di applicare un lento allungamento del PTFE riscaldato, vi ha applicato uno strattone improvviso, provocando un inaspettato allungamento del materiale di circa l’800%. Venne così a formarsi una struttura microporosa composta d’aria per circa il 70% della sua massa. Fu così che nacque il Gore-Tex® che conosciamo.

Un altro tipo di nastro in PTFE allungato è stato prodotto, prima del Gore-Tex®, nel 1966, da John W. Cropper, in Nuova Zelanda. Tuttavia, Cropper scelse di mantenere segreta la sua scoperta e, per questo motivo, non venne divulgata in tempo.

Ma, nel 1970, la Garlock Inc. viola presumibilmente il brevetto di Gore, tanto che la questione venne addirittura portata davanti a un giudice.

Il Gore-Tex® è utilizzato da numerosi marchi di fabbrica, come Patagonia, L.L. Bean, Oakley Inc., Galvin Verde, Marmot, Vasque, e come ricerca esterna anche dalla Arc’teryx, dalla Haglöfs e dalla The North Face.

Dalla scadenza del brevetto principale Gore-Tex®, sono molti altri i prodotti giunti di recente sul mercato con caratteristiche analoghe, che utilizzano la stessa tecnologia.

Per l’invenzione del Gore-Tex®, Robert W. Gore è stato inserito, per gli Stati Uniti, nella Hall of Fame 2006 degli inventori nazionali.

1, 2 o 3 strati?

Capiamo meglio cos’è il Gore-Tex® e a cosa serve.

Un qualsiasi capo di abbigliamento sportivo in Gore-Tex® può essere composto da uno o più strati.

Partiamo da questi dati: un pollice quadrato di membrana Gore-Tex® contiene qualcosa come 9 miliardi di pori. Ogni poro è 20mila volte più piccolo di una goccia di pioggia, per cui risulta impossibile che questa penetri. Ma ogni foro è anche 700 volte più largo di una molecola d’acqua, e per questo il vapore del sudore può comunque passare facilmente verso l’esterno.

Gore-Tex® PRO Shell 3 strati: è leggero, morbido e traspirante. Il terzo strato interno è realizzato con un tessuto fine e leggero.

Gore-Tex® Performance Shell: è ovviamente impermeabile ma anche antivento e traspirante a due strati, costituite rispettivamente da un tessuto morbido e da una membrana.

Gore-Tex® Soft Shell: anche questo è impermeabile, antivento, traspirante, soffice e ha un interno felpato.

Gore-Tex® Active Shell: è semplicemente impermeabile, antivento e molto traspirante, per le sudate da campioni.

In particolare…

Entriamo più nel particolare del Gore-Tex® a tre strati, ossia quello più completo, per meglio comprendere cos’è il Gore-Tex® e a cosa serve.

Primo strato. Lo strato assorbente realmente in Gore-Tex® è quello che sta a contatto con la pelle e che è in grado di trasportare il sudore verso i successivi strati di tessuto, sotto forma di vapore acqueo. Mantiene la pelle asciutta e calda, senza creare impaccio al movimento e senza eccessivo ingombro.

Secondo strato. Lo strato isolante è quello che si trova sopra lo strato assorbente. Serve a contenere le perdite del calore corporeo. Il materiale utilizzato può essere di vario tipo, ma vengono soprattutto usate fibre sintetiche come il pile o le fibre cave, dato che il loro peso è inferiore a quello della lana e sono capaci di rimanere isolanti anche se bagnate.

Terzo strato. Lo strato esterno ha un ruolo fondamentale: deve tenere gli strati interni e il corpo asciutti. Se non prevedi di usare il tre strati sotto la pioggia, è sufficiente una membrana antivento che eviti la perdita di calore, pur rimanendo estremamente traspirante. Se invece prevedi di usarla anche sotto la pioggia, lo strato esterno dovrà essere anche impermeabile e traspirante.

Conclusioni

  • Il Gore-Tex® è una scoperta importantissima che ti permettere di non inzupparti né d’acqua né di sudore, ogni volta che fai sport.